
La porta della cameretta che si apre e si chiude mentre lei non c’è. I pomeriggi passati davanti al computer del fratello, i videogiochi, le visite continue degli amici di Marco Poggi. E poi quella fastidiosa sensazione di invasione, raccontata quasi come uno sfogo privato a chi la conosceva bene. Diciotto anni dopo il delitto di Chiara Poggi, nella nuova inchiesta su Garlasco riemerge una testimonianza che oggi viene letta con occhi completamente diversi. Una vicina di casa racconta ai magistrati che Chiara si lamentava perché gli amici del fratello “andavano anche nella sua camera per usare il pc”. Un dettaglio apparentemente marginale che però si intreccia con uno dei filoni più delicati dell’indagine: quello dei presunti video intimi girati con Alberto Stasi e della possibile ossessione maturata da qualcuno dopo averli visti.
A parlare ai carabinieri e ai pm il 18 giugno 2025 è Maristella Gabetta, ex vicina di casa della famiglia Poggi. La donna ricorda una Chiara “molto innamorata” di Stasi, senza particolari crisi nella relazione, ma anche una ragazza infastidita dalle continue incursioni nella sua stanza. Secondo la testimone, Chiara le raccontava che alcuni amici di Marco frequentavano spesso casa Poggi per giocare ai videogiochi e usare il computer. E proprio lì nasce il passaggio che oggi attira l’attenzione degli investigatori: “Si lamentava soprattutto che questi amici andassero anche in camera sua a giocare con il pc”.
Il nodo dei video intimi
Quel dettaglio viene collegato dagli investigatori alla possibilità che qualcuno possa aver visto materiale privato della coppia. Nei verbali, la testimone definisce “plausibile” che Chiara conservasse video intimi con Alberto Stasi. Un elemento che si aggancia agli ultimi sviluppi dell’inchiesta e alle intercettazioni attribuite ad Andrea Sempio, già finite al centro delle nuove analisi investigative. La procura continua infatti a scavare nella rete di amicizie e frequentazioni attorno alla villetta di via Pascoli, cercando di ricostruire abitudini, accessi alla casa e rapporti personali rimasti sullo sfondo per anni.
Maristella Gabetta descrive anche il rapporto tra Chiara e Alberto come estremamente saldo. Ai magistrati racconta che la ragazza parlava liberamente della loro vita di coppia, nonostante fosse “più riservata” a causa della differenza d’età tra loro. Nei verbali compaiono anche riferimenti ai rapporti intimi vissuti in automobile perché spesso le rispettive case erano occupate dai genitori. E soprattutto emerge l’idea di una relazione stabile e progettata nel futuro: secondo l’amica, Chiara era felice perché in quell’estate avrebbe trascorso alcuni giorni sola con Stasi, quasi come una “prova di convivenza”.
Le testimonianze sulle gelosie e sul “piccione”
Le nuove deposizioni cercano anche di smontare alcune ipotesi circolate negli anni su possibili tensioni sentimentali o interessi verso altri uomini. Maristella Gabetta parla di una Chiara totalmente presa da Alberto Stasi e sostiene che il soprannome “piccione”, comparso in alcune mail della ragazza, fosse riferito proprio al fidanzato. “Mi sento di escludere che potesse riferirsi a qualcun altro”, mette a verbale la donna.
Anche altre testimonianze raccolte dagli investigatori vanno nella stessa direzione. Sara Repossi, vicina di casa della famiglia Poggi, esclude di aver mai assistito a litigi tra Chiara e la cugina Stefania Cappa il giorno prima dell’omicidio. Cristina Tosi, ex collega della vittima, descrive invece Chiara come “molto gelosa” di Alberto, ricordando racconti sui loro weekend insieme a Spotorno e definendo il famoso caffè preso con un altro ragazzo soltanto “una piccola ripicca” tra fidanzati.
Le ex compagne universitarie la ricordano infine come una ragazza tranquilla, riservata e profondamente legata a Stasi. Un quadro che, nelle intenzioni della procura, serve a ridefinire il contesto personale della vittima mentre l’indagine continua a concentrarsi sui dettagli rimasti irrisolti attorno a quella mattina del 13 agosto 2007.


