
Un’inchiesta della Procura di Napoli coordinata dalla Squadra Mobile e dalla Polizia Postale ha portato alla luce un presunto sistema di accessi abusivi a banche dati istituzionali, con migliaia di soggetti “spiati” e un elenco che include anche nomi noti del mondo dello spettacolo, dello sport e dell’imprenditoria.
Tra i vip coinvolti figurano il cantante Alex Britti, l’attrice Lory Del Santo, l’ex portiere dell’Inter Dario Cordaz e lo stilista Alberto Del Biondi. Nomi eccellenti che emergono insieme a una platea molto più ampia di persone monitorate, all’interno di un’inchiesta che punta a chiarire l’estensione del presunto sistema di accessi illegali.
Secondo gli investigatori, infatti, tra i dati analizzati compaiono oltre 500mila codici fiscali, appartenenti non solo a personaggi pubblici ma anche a vertici di aziende farmaceutiche, imprenditori, manager di grandi gruppi industriali e membri di famiglie nobiliari. Un archivio imponente che ha immediatamente fatto scattare l’allarme.

Le indagini sono partite da una segnalazione dell’INPS, che aveva rilevato una serie di accessi sospetti e anomali alla propria banca dati. Da quel primo alert è nato un filone investigativo che ha coinvolto la Polizia Postale e ha permesso di ricostruire un presunto sistema strutturato di consultazioni illecite.
Al centro dell’inchiesta, secondo la ricostruzione accusatoria, ci sarebbe un gruppo legato alla società “Sole Investigazioni e Sicurezza Srl”, con sedi operative tra Ferrara e la provincia di Napoli, a San Giorgio a Cremano. La società sarebbe riconducibile a due indagati principali: Mattia Galavotti, 47 anni, e Giuseppe Picariello, 50 anni.
I due, secondo la Procura, avrebbero operato attraverso una rete di soggetti e società “collegate” su tutto il territorio nazionale, utilizzate per alimentare un sistema di raccolta illegale di informazioni provenienti da banche dati istituzionali. Un meccanismo che, secondo gli inquirenti, avrebbe continuato a funzionare anche dopo la formale liquidazione della società.
Gli investigatori ritengono infatti che, nonostante la chiusura delle sedi di Ferrara e San Giorgio a Cremano avvenuta dopo le perquisizioni del 2023, l’attività illecita non si sia completamente fermata. Durante quelle operazioni furono sequestrati dispositivi contenenti circa 900 file tra documenti e immagini.
All’interno di quei file, secondo l’accusa, sarebbero stati conservati dati estratti illegalmente anche dalle banche dati dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate, inclusi i nominativi e i codici fiscali delle persone “spiati”. Un archivio digitale che avrebbe permesso di ricostruire l’intera rete di accessi abusivi.


