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La mossa a sorpresa di Meloni spiazza tutti: apertura ad Azione e accelerazione sul nucleare

Pubblicato: 14/05/2026 22:35

Botta e risposta accesi, tensioni tra maggioranza e opposizione e un annuncio destinato a far discutere. Il Premier Time al Senato si è trasformato in una lunga sfida politica tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i leader delle opposizioni, con il governo che ha rivendicato i risultati economici raggiunti e le minoranze che hanno invece accusato l’esecutivo di lasciare un’Italia “più povera e più fragile”.
Nel corso delle interrogazioni a risposta immediata, Meloni ha affrontato i principali temi economici e strategici del momento, dal lavoro al Superbonus, passando per il Piano Casa e soprattutto per il ritorno del nucleare. Proprio su questo terreno è arrivata la mossa politica che ha attirato maggiormente l’attenzione: l’apertura ad Azione e il riconoscimento del ruolo “costruttivo” di Carlo Calenda.

Meloni accelera sul nucleare e apre ad Azione

Ad aprire il confronto in Aula è stato il leader di Azione Carlo Calenda, che ha chiesto la creazione di una cabina di regia per affrontare le priorità strategiche del Paese. Nella risposta, Giorgia Meloni ha annunciato che entro l’estate sarà completato il quadro giuridico necessario per la ripresa della produzione nucleare in Italia.

Un passaggio accolto con entusiasmo da Calenda e che ha segnato anche un inatteso avvicinamento politico. La premier ha infatti ringraziato Azione per l’atteggiamento “costruttivo” mostrato in questi mesi, contrapponendolo implicitamente a quello delle altre opposizioni. Una frase che ha immediatamente acceso il dibattito politico, alimentando le tensioni sia nel centrosinistra sia all’interno della stessa maggioranza.

Scontro durissimo con Renzi, Pd e M5S

Il clima si è acceso ulteriormente con l’intervento di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha attaccato frontalmente Meloni accusandola di essere stata “sedotta e abbandonata da Trump” e criticando la qualità della sua classe dirigente, definita “non all’altezza delle sfide internazionali”.

Pochi minuti dopo è toccato al Partito Democratico alzare i toni. Il capogruppo Francesco Boccia ha accusato il governo di aver tradito le promesse fatte agli italiani: “Avevate promesso un Paese più forte, state lasciando un’Italia più povera, più fragile e più divisa”. Meloni ha replicato rivendicando la propria presenza “in mezzo alla gente” e accusando il Pd di assumere atteggiamenti disfattisti anche su riforme che in passato aveva sostenuto.

Anche il Movimento 5 Stelle ha attaccato l’esecutivo sul tema dell’economia e della competitività industriale. La premier ha però rilanciato ricordando il peso economico del Superbonus: “Finiremo di pagarlo nel 2027”, ha detto, parlando di “centinaia di miliardi bruciati in misure elettorali senza controllo”. Le proteste dei pentastellati hanno costretto il presidente del Senato Ignazio La Russa a intervenire per riportare la calma in Aula.

Dal Piano Casa al lavoro: il governo rivendica i risultati

Nel corso del confronto, la maggioranza ha provato a mettere al centro anche i risultati economici rivendicati dall’esecutivo. La senatrice Michaela Biancofiore ha citato i dati Istat sull’occupazione in crescita, chiedendo come il governo intenda proseguire nel sostegno ai salari e alla contrattazione collettiva.

La Lega ha invece puntato l’attenzione sul Piano Casa. Meloni ha definito l’abitazione “un bene fondamentale” e ha spiegato che l’obiettivo del governo è aumentare l’offerta di case popolari e rendere più accessibili gli immobili per le famiglie italiane.

Nel finale è intervenuta anche Fratelli d’Italia sul tema fiscale. La presidente del Consiglio ha rivendicato alcune scelte del governo, ricordando che sono state aumentate le tasse “su banche, assicurazioni e società energetiche”. Una frase accompagnata da ironia verso le opposizioni: “Capisco che faccia innervosire alcuni”, ha detto sorridendo tra le proteste dell’Aula.

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