
In un intreccio di destini dove la passione professionale e i legami di sangue si fondono nel blu profondo dell’oceano, il silenzio che segue i grandi drammi è spesso rotto solo dal bisogno viscerale di restituire dignità a chi non può più difendersi. Esistono storie in cui l’esperienza e la competenza tecnica non sono semplici righe su un curriculum, ma rappresentano l’essenza stessa di una persona, una sorta di bussola morale che guida ogni decisione, specialmente quando la posta in gioco è la sicurezza di chi si ama. Quando l’imponderabile accade a latitudini lontane, la ricerca della verità si trasforma in una battaglia per la memoria, combattuta tra il dolore privato e la fredda ricostruzione dei fatti. È in questo spazio sospeso che le parole di chi resta diventano un argine contro il dubbio, un tentativo estremo di dare una logica umana a un evento che sembra sfidare le leggi della prudenza e della conoscenza, cercando di ricomporre i frammenti di un mosaico spezzato nel cuore di un paradiso naturale trasformato in un abisso di domande senza risposta.
Il dolore di Carlo Sommacal: “Monica era la migliore”
Il primo pensiero del marito di Monica Montefalcone e padre di Giorgia Sommacal resta fermo su un punto mentre prova a dare un senso a quanto accaduto alla moglie e alla figlia ieri alle Maldive. In un momento di straziante lucidità, l’uomo cerca di difendere l’onore professionale di una vita intera dedicata allo studio del mare. “L’unica certezza che ho è che mia moglie è fra le migliori subacquee sulla faccia della terra. E che è sempre stata una coscienziosa. Mai avrebbe messo a repentaglio la vita di nostra figlia o di altri ragazzi. Se l’allerta gialla davvero c’era, loro si saranno immersi prima e dev’essere successo qualcosa là sotto. Magari uno è andato in difficoltà, magari le bombole di ossigeno, io non ne ho idea. Ma sono pronto a giurare qualunque cosa sui comportamenti di Monica”.
A parlare è Carlo Sommacal, che tenta di rimettere insieme i pezzi delle ultime ore della moglie, 51 anni, stimata docente dell’Università di Genova, e della giovane figlia Giorgia, morta insieme a lei durante quella che doveva essere una delle tante esplorazioni nell’atollo di Vaavu. L’incidente, che ha coinvolto altre tre vittime italiane, è stato definito dalle autorità locali come il più grave mai avvenuto in quelle acque. Sommacal, in un racconto intriso di orgoglio e disperazione, ribadisce la natura della compagna di una vita: “Monica era una persona attentissima, preparata, prudente. Non avrebbe mai fatto qualcosa di pericoloso a cuor leggero”.
Le ombre gettate dalle prime ricostruzioni meteo non scalfiscono la sua fiducia. Davanti all’ipotesi che il gruppo possa aver ignorato le condizioni avverse, il marito è categorico: “Se davvero c’era un’allerta gialla, loro si saranno immerse prima. Dev’essere successo qualcosa sott’acqua”. Il legame tra madre e figlia era simbiotico, cementato dalla comune passione per l’ambiente marino; Giorgia, che avrebbe compiuto 23 anni tra poche settimane, studiava Ingegneria Biomedica e condivideva la natura calma e riflessiva della madre. “Erano sempre insieme”, ricorda il padre, mentre a Genova il figlio minore Matteo osserva il silenzio di una casa diventata improvvisamente troppo grande.
Una vita per il mare: l’eredità di Monica Montefalcone
Il ritratto che emerge è quello di una donna che aveva scelto di abbandonare la stabilità di un ufficio milanese per seguire la voce dell’oceano. “Monica era un’idealista. Mi sgridava anche sulla raccolta differenziata”, racconta Sommacal ricordando i tempi in cui lavoravano entrambi nella stessa azienda a Milano. Tuttavia, quell’esistenza urbana le stava stretta: “Quella vita però non le piaceva. Mi diceva sempre: ‘Io amo il mare’”. Questa vocazione l’aveva portata a diventare una ricercatrice di punta, responsabile del progetto ‘Mare caldo’ per monitorare i cambiamenti climatici nel Mediterraneo.
Alle Maldive la docente si trovava per scopi accademici, sebbene l’immersione fatale fosse un’escursione ricreativa programmata durante il soggiorno. L’ultima traccia del loro legame quotidiano è rimasta intrappolata in un breve scambio di messaggi su WhatsApp: “Le avevo scritto solo per dirle che qui i gatti stavano bene. Ne abbiamo tre”. Poi, il buio della comunicazione interrotta e le notizie frammentarie: “Prima ci avevano detto che i corpi erano stati ritrovati, poi non era vero. Io non so più cosa pensare”. Mentre il caso internazionale prosegue, resta la certezza di un amore spezzato nel luogo che Monica amava più di ogni altro.


