Vai al contenuto

Trump guarda all’Iran dopo il flop in Cina: “Ha perso la pazienza”

Pubblicato: 17/05/2026 07:22

Donald Trump torna da Pechino senza accordi simbolici, senza grandi investimenti annunciati e soprattutto senza quell’immagine di vittoria geopolitica che voleva offrire all’America e alla sua base elettorale. E adesso, nel vuoto lasciato dal viaggio in Cina, cresce il timore di una nuova escalation contro l’Iran. Secondo indiscrezioni rilanciate dai media americani e israeliani, la Casa Bianca starebbe studiando la ripresa dei raid militari contro Teheran. Un’opzione che fino a poche settimane fa sembrava congelata dal cessate il fuoco di aprile e che invece ora torna improvvisamente sul tavolo.

A Washington descrivono un Trump irritato, impaziente, convinto che la pressione economica e diplomatica avrebbe costretto l’Iran a cedere rapidamente. Ma Teheran continua a muoversi con i suoi tempi lunghi, trascinando i negoziati e trasformando ogni trattativa in una partita di resistenza strategica. Una dinamica che rischia di alimentare la reazione del presidente americano, sempre più orientato verso una dimostrazione di forza visibile e immediata.

Il viaggio in Cina senza risultati

Negli Stati Uniti molti osservatori leggono il viaggio di Trump a Pechino come un mezzo fallimento politico. Il presidente aveva puntato su una missione altamente spettacolarizzata, circondandosi di grandi imprenditori americani e tentando di ottenere annunci economici capaci di mostrare un nuovo asse commerciale con la Cina. Ma quei risultati non sono arrivati.

Anche il confronto simbolico con Xi Jinping ha lasciato strascichi. La citazione della “trappola di Tucidide”, evocata dal presidente cinese per descrivere il rischio di conflitto tra una potenza emergente e una dominante, è stata percepita a Washington come un messaggio politico pesante sul declino americano. Trump ha poi cercato di correggere la narrazione davanti ai suoi sostenitori, sostenendo che il vero declino fosse quello dell’America di Biden e non quella trumpiana.

Nel frattempo nemmeno l’annuncio dell’uccisione del numero due dell’Isis è riuscito a mobilitare davvero il mondo Maga. E così, secondo diversi commentatori americani, il presidente potrebbe cercare altrove una vittoria rapida e visibile da trasformare in narrazione politica.

L’ombra di nuovi raid

Secondo Channel 12 e altre fonti citate dalla stampa americana, Trump avrebbe convocato riunioni urgenti con i consiglieri più vicini per valutare una possibile ripresa delle operazioni contro l’Iran. Una fonte dell’amministrazione americana citata da Cnn parla apertamente di una “breve campagna militare” pensata per costringere Teheran a ulteriori concessioni.

Israele, intanto, starebbe preparando nuovi attacchi. E la sensazione è che il Medio Oriente possa tornare rapidamente verso una fase di alta tensione. Trump ha alimentato personalmente questa percezione con messaggi sempre più duri. “Farebbe meglio a trovare un accordo, altrimenti passerà momenti molto brutti”, ha dichiarato parlando dell’Iran. Poi, sul social Truth, ha scritto una frase che negli Stati Uniti viene interpretata come un avvertimento: “La calma prima della tempesta”.

Diplomazia e rischio escalation

Dietro le quinte si muovono intanto i mediatori regionali. Il Pakistan starebbe intensificando i contatti con Teheran proprio per evitare una reazione impulsiva della Casa Bianca. La visita in Iran del ministro pachistano Mohsin Naqvi avrebbe l’obiettivo di costruire un accordo minimo capace di fermare l’escalation.

Sul tavolo resta anche il nodo dello Stretto di Hormuz, strategico per il traffico energetico mondiale. Secondo fonti arabe citate da Al Arabiya ci sarebbero stati “progressi” sulla possibile riapertura completa del passaggio marittimo, ma Teheran continua a imporre restrizioni e pedaggi, mantenendo il divieto di transito per le navi americane e israeliane.

In questo quadro il Medio Oriente rischia di diventare il luogo dove Trump tenta di recuperare centralità internazionale dopo il viaggio in Cina. Ma una nuova operazione contro l’Iran aprirebbe uno scenario estremamente più instabile, con conseguenze potenzialmente globali tra energia, mercati e rapporti tra le grandi potenze.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure