
Negli Stati Uniti starebbe crescendo seriamente l’ipotesi di un’azione militare contro Cuba. A rilanciare lo scenario è Politico, che cita fonti informate sui colloqui in corso tra Washington e L’Avana e parla di un netto cambio di strategia all’interno dell’amministrazione guidata da Donald Trump.
Secondo le indiscrezioni, la Casa Bianca sarebbe sempre più frustrata per il mancato effetto delle pesanti pressioni economiche imposte all’isola negli ultimi mesi. Le sanzioni, il blocco delle forniture di carburante e la stretta diplomatica non avrebbero infatti prodotto il risultato sperato: costringere il governo cubano ad accettare riforme economiche e politiche. Per questo motivo, riferiscono le fonti, “l’opzione militare sarebbe ora sul tavolo in un modo in cui non lo era mai stata prima”.
“L’umore è cambiato”
Una delle fonti citate da Politico spiega che inizialmente Washington riteneva il governo cubano troppo debole per resistere a lungo alla pressione economica e geopolitica degli Stati Uniti. Secondo questa lettura, il rafforzamento delle sanzioni, il blocco petrolifero e le recenti operazioni militari americane in Venezuela e Iran avrebbero dovuto spingere Cuba verso una trattativa.
Ma il quadro sarebbe cambiato. “I cubani si stanno dimostrando più duri del previsto”, riferisce la fonte, sostenendo che negli ambienti americani si starebbe discutendo molto più concretamente di possibili opzioni militari.
I piani del Pentagono
Secondo quanto riportato, lo US Southern Command avrebbe elaborato diversi scenari operativi che andrebbero ben oltre un semplice blitz mirato. Tra le ipotesi prese in considerazione ci sarebbero raid aerei dimostrativi, operazioni speciali per catturare figure chiave del regime e persino scenari di invasione terrestre.
Nelle ultime settimane si è parlato anche della possibilità di incriminare l’ex presidente Raul Castro, alimentando speculazioni su una possibile operazione americana simile a quella condotta a Caracas contro Nicolas Maduro. Fonti della Casa Bianca, però, precisano che al momento non sarebbe stata presa alcuna decisione definitiva. “È il lavoro del Pentagono preparare opzioni per il comandante in capo”, spiegano gli ambienti americani.
La questione dei droni cubani
Ad aumentare ulteriormente la tensione è stata anche la notizia rilanciata da Axios secondo cui l’intelligence statunitense ritiene che Cuba abbia acquistato circa 300 droni militari. Secondo le informazioni circolate negli Usa, L’Avana starebbe valutando l’uso di questi droni contro obiettivi americani in caso di conflitto, compresa la base di Guantanamo o persino la zona di Key West in Florida.
Molti analisti americani ritengono che queste informazioni possano essere utilizzate per giustificare un eventuale intervento militare contro l’isola.
La risposta di Cuba
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha reagito duramente alle indiscrezioni, accusando Washington di alimentare una pericolosa escalation.
Secondo il leader cubano, anche soltanto minacciare un’aggressione militare contro Cuba rappresenterebbe “un crimine internazionale”. Díaz-Canel ha inoltre avvertito che un eventuale conflitto provocherebbe “un bagno di sangue di conseguenze incalcolabili”.
Anche l’ambasciata cubana negli Stati Uniti ha denunciato quella che definisce una campagna di propaganda costruita per creare un pretesto utile a legittimare un’azione militare americana contro l’isola.


