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“Linea rossa superata!”. Tajani e Meloni furiosi con Israele

Pubblicato: 21/05/2026 09:35

Il ritorno in sicurezza dei cittadini italiani coinvolti nel caso della Flotilla è stato il primo obiettivo del governo italiano nelle ore più delicate della crisi diplomatica con Israele. Una priorità assoluta affrontata attraverso contatti serrati tra Palazzo Chigi, Farnesina e autorità israeliane, dopo la diffusione delle immagini degli attivisti bendati e in ginocchio che hanno provocato forti reazioni politiche e istituzionali.

Secondo quanto emerso nelle ultime ore, l’esecutivo italiano avrebbe ottenuto rassicurazioni sul rientro degli italiani coinvolti nella vicenda. A confermarlo è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che dopo un incontro con l’ambasciatore israeliano ha spiegato: «Dovrebbero tornare tutti domani». Una soluzione arrivata al termine di una giornata caratterizzata da fortissime pressioni diplomatiche e da un clima di crescente tensione nei rapporti tra Roma e Tel Aviv.

La vicenda, però, rischia di lasciare conseguenze politiche più profonde nei rapporti tra Italia e Israele, soprattutto dopo il gesto del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, ritenuto da Palazzo Chigi e dalla Farnesina un punto di rottura nei rapporti istituzionali.
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Il video degli attivisti e la reazione del governo

La diffusione del video degli attivisti italiani della Flotilla, mostrati bendati e inginocchiati, ha provocato un’immediata reazione del governo italiano. Le immagini, condivise dallo stesso Ben-Gvir accompagnate da toni sarcastici, hanno fatto scattare la convocazione dell’ambasciatore israeliano in Italia.

Secondo quanto riferito dal ministro Tajani, la decisione è stata presa direttamente insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante un incontro istituzionale con il premier indiano Narendra Modi.

«Ci siamo fermati un attimo, mentre stavamo andando all’incontro con le imprese, e abbiamo deciso di prendere una posizione molto dura e di convocare l’ambasciatore di Israele», ha spiegato il titolare della Farnesina.

Nel governo la parola più utilizzata per descrivere quanto accaduto è stata “inaccettabile”. Una definizione condivisa trasversalmente all’interno della maggioranza, ma che per le opposizioni non sarebbe sufficiente. Le forze di minoranza chiedono infatti misure più drastiche nei confronti di Israele, compresa una revisione immediata dei rapporti diplomatici.

La linea prudente dell’Italia

Nonostante la durezza delle reazioni ufficiali, il governo italiano continua però a muoversi con estrema cautela. Da Palazzo Chigi e dalla Farnesina viene sottolineato come negli ultimi mesi la posizione italiana nei confronti di Israele sia già cambiata in maniera significativa.

Viene ricordato, ad esempio, che nelle più recenti risoluzioni Onu favorevoli alla causa palestinese l’Italia abbia progressivamente modificato il proprio orientamento, passando dall’astensione al voto favorevole. Anche all’interno dell’Unione Europea il clima starebbe cambiando, pur restando aperti i canali diplomatici e i rapporti di cooperazione, soprattutto nei settori scientifici e strategici.

Tajani avrebbe inoltre apprezzato le prese di distanza espresse sia dal premier israeliano Benjamin Netanyahu sia dal ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, così come il malcontento attribuito al presidente Isaac Herzog nei confronti dell’iniziativa di Ben-Gvir.

Tuttavia, secondo il governo italiano, la questione non può essere archiviata soltanto con dichiarazioni di dissociazione. La vicenda verrà affrontata anche in sede europea, considerando che molti accordi di cooperazione con Israele riguardano direttamente l’Unione Europea nel suo complesso.

Il timore di rafforzare le frange estremiste

Dietro la prudenza diplomatica italiana c’è anche una valutazione politica più ampia sugli equilibri interni israeliani. A Palazzo Chigi si teme infatti che un’escalation internazionale contro Ben-Gvir possa finire per rafforzare proprio le componenti più radicali della politica israeliana.

Secondo il ragionamento che circola negli ambienti di governo, il gesto del ministro israeliano sarebbe stato pensato anche in funzione del consenso interno, in vista delle prossime scadenze elettorali in Israele. Un attacco frontale proveniente dall’estero potrebbe quindi trasformarsi in un vantaggio politico per le forze più estremiste.

Da qui la scelta di mantenere una linea dura sul piano diplomatico ma senza arrivare, almeno per ora, a una rottura totale dei rapporti istituzionali.

Nell’esecutivo italiano resta comunque forte la convinzione che il comportamento di Ben-Gvir abbia danneggiato non soltanto i rapporti con l’Italia, ma anche l’immagine di quella parte della società israeliana che continua a sostenere il dialogo, i diritti civili e una prospettiva di pace.

La crisi diplomatica resta quindi aperta, mentre il governo italiano prova a bilanciare la necessità di una risposta ferma con l’obiettivo di evitare un ulteriore irrigidimento degli equilibri politici già molto fragili all’interno della Knesset israeliana.

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Ultimo Aggiornamento: 21/05/2026 10:20

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