
Parafrasando Milton, il “nostro” Mediterraneo è perduto, compreso quello dell’Oscar di Salvatores. Nonostante l’attivismo proclamato, l’“italia” scrive in minuscolo il suo ruolo nel Mediterraneo dopo i fatti della Flotilla, catturata in acque internazionali e quindi mediterranee.
Parliamo da mesi di inviare un dragamine a Hormuz, ma non riusciamo a mandare una fregata in zona SAR nel Mare Nostrum. Si possono condividere o meno le motivazioni pro-Gaza del raggruppamento di imbarcazioni, sigle, attivisti e parlamentari, cittadini europei imbarcati sulle Flotille, ma che il Mediterraneo sia un luogo in cui difendere civiltà e diritti dovrebbe essere chiaro a tutti.
E questo si fa difendendo le acque mediterranee, se si vuole avere un ruolo politico e strategico verso i Paesi frontalieri, non certo nascondendosi e poi protestando con gli ambasciatori israeliani.
Il ruolo mancato dell’Italia
Itamar Ben-Gvir e la destra israeliana sono attori noti da tempo, con le loro provocazioni. Gli atti di sopraffazione commessi dai coloni a Gaza e in Cisgiordania non rappresentano una novità accidentale o imprevedibile.
Come era noto, ed era possibile seguirlo attraverso la tecnologia, anche il viaggio della Flotilla. Sorvegliarla e frapporsi, in caso di incidenti o atti di pirateria, avrebbe attribuito un ruolo a Guido Crosetto e al governo, pur mantenendo una distanza ideologica dalla missione. Non c’era bisogno della cabala per immaginare cosa sarebbe successo.
Le immagini e il significato politico
Le scene degli attivisti incatenati, inginocchiati e costretti a tenere la testa a terra sono raccapriccianti, soprattutto perché gestite non da terroristi, ma da militari regolari di uno Stato che, secondo questa lettura, si sta progressivamente allontanando dai valori dell’Occidente e della democrazia.
Se l’Italia non ha il ruolo di agente europeo di civiltà e democrazia in proprio, se non se la sente, se non ha il carattere di Bettino Craxi e Giulio Andreotti e preferisce particine da Bollywood, allora dovrebbe farselo attribuire all’interno di una cornice europea.
Mediterraneo, Africa e politica estera
Il rapporto con i Paesi arabi e africani, soprattutto nel Mediterraneo, è l’unico ambito di politica estera che possiamo realmente esercitare, per noi e per l’Europa. Il resto appare, onestamente, risibile e velleitario.
Abbiamo fallito miseramente con la Libia. Se non riusciamo ad avere un ruolo su Gaza, allora leviamoci di mano la questione: ritiriamo l’ambasciatore in Israele e sospendiamo i canali diplomatici. Evitiamo di far fare queste figure da operetta al nostro ministro degli Esteri.
Dal Piano Mattei alle “faccette di bronzo”
L’Italia è già fuori dai Mondiali di calcio e non conta nulla nel nostro mare Mediterraneo, dove dovrebbe essere la portaerei dell’Europa. Siamo famosi, insieme a Sergio Mattarella, soltanto per un gran signore di madrelingua tedesca e dai capelli rossi.
E poi sproloquiamo di Piano Mattei.
Passare da “Faccetta nera” a “faccette di bronzo” sembra essere il ritratto della nostra attualità.


