
La verità sulla morte dei cinque sub italiani nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, è ancora tutta da scrivere e passa ora attraverso un passaggio decisivo: le autopsie sui corpi recuperati nella zona delle grotte di Hekunu Kandu. Un’indagine complessa, che punta a chiarire con esattezza le cause del decesso avvenuto durante un’immersione che si è trasformata in tragedia.
L’ipotesi ritenuta al momento più concreta dai medici legali è quella dell’anossia, ovvero la totale assenza di ossigeno. Resta però da stabilire se la mancanza d’aria sia stata causata da annegamento oppure dall’esaurimento delle scorte nelle bombole durante l’immersione in ambiente sommerso e complesso come quello delle grotte.
Le vittime sono Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Gianluca Benedetti, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino, tutti coinvolti nella spedizione subacquea che si è conclusa in tragedia.
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Le autopsie e il collegio di periti
Nelle ultime ore è stato formalizzato l’incarico per le autopsie sui corpi recuperati dal team di soccorso finlandese di Dan Europe nelle grotte di Hekunu Kandu. L’incarico è stato conferito in procura a Busto Arsizio dalla pm Nadia Alessandra Calcaterra, su delega della procura di Roma.
L’esame sarà svolto da un collegio di esperti composto dal medico legale Luca Tajana dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Pavia, dalla tossicologa Cristiana Stramesi e dall’anestesista e rianimatore Luciano Ditri, specialista in medicina subacquea e sportiva.
Parallelamente, il legale della famiglia Gualtieri, l’avvocato Antonello Riccio, ha annunciato il conferimento di un incarico alla dottoressa Carola Vanoli, che seguirà ulteriori approfondimenti per conto della difesa.
Le autopsie dovranno stabilire con precisione se i sub siano morti per anossia, come indicano le prime ipotesi investigative, legata alla possibile perdita di orientamento nelle grotte e al conseguente esaurimento dell’ossigeno nelle bombole.

Le indagini e il ruolo delle testimonianze
Sul fronte investigativo, la squadra mobile di Genova, su delega della procura di Roma, continua a raccogliere documentazione e testimonianze utili a ricostruire l’intera dinamica della missione subacquea.
Uno degli aspetti centrali riguarda la natura dell’attività svolta dal gruppo e il contesto organizzativo dell’immersione. In particolare, sarà necessario chiarire in cosa consistesse la missione affidata dall’Università di Genova alla professoressa Monica Montefalcone.
L’ateneo ha già precisato che “l’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale”, elemento che apre ulteriori interrogativi sul contesto operativo in cui si è verificata la tragedia.
Le ipotesi sulla dinamica della tragedia
Dalle prime ricostruzioni emerge uno scenario ancora da definire con precisione. Le cinque vittime sarebbero rimaste intrappolate a circa -60 metri di profondità, in un sistema di grotte complesso che potrebbe aver reso difficile la risalita e l’orientamento.
Gli inquirenti stanno inoltre analizzando le action-cam GoPro recuperate dal team di soccorso finlandese, che potrebbero fornire elementi decisivi per comprendere cosa sia accaduto nei minuti precedenti alla morte del gruppo.
Le immagini potrebbero chiarire se si sia trattato di un errore di navigazione, di un guasto alle attrezzature o di una perdita progressiva di ossigeno all’interno dell’ambiente sommerso.

Il ricordo delle vittime e le reazioni
Nel frattempo, emergono dettagli sulle vite delle persone coinvolte. In particolare, la professoressa associata del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, Monica Montefalcone, e l’assegnista di ricerca Muriel Oddenino, risultano non più attive nei profili istituzionali dell’ateneo, dove compare la dicitura “Persona non trovata”.
La notizia ha suscitato profonda commozione tra colleghi e studenti, che ricordano la docente con grande affetto. L’avvocato della famiglia Montefalcone, Pugliese, ha sottolineato come i familiari siano ancora in attesa di risposte: “Non siamo nella fase di poter fare ipotesi”, ha dichiarato, evidenziando lo stato di incertezza che accompagna queste ore.
Il legale ha inoltre ribadito che la docente era impegnata in un’attività scientifica e non in una semplice immersione ricreativa, mentre le indagini dovranno chiarire nel dettaglio il rapporto tra la missione e l’organizzazione dell’Università di Genova.
Secondo l’avvocato Albert, la priorità della famiglia resta ora comprendere le cause del decesso, in un contesto in cui il cordoglio si è intrecciato con la necessità di fare piena luce su ogni fase della spedizione.
La fase delle autopsie rappresenta dunque il passaggio cruciale per ricostruire con certezza le ultime ore dei cinque subacquei italiani e chiarire definitivamente le cause di una tragedia che ha scosso profondamente il mondo accademico e quello della subacquea scientifica.


