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Italiani morti alle Maldive, la notizia appena arrivata: “Sono loro”

Pubblicato: 18/05/2026 09:44

Le operazioni di recupero continuano in condizioni estremamente difficili, mentre con il passare delle ore emergono nuovi interrogativi sulla tragedia avvenuta nelle acque delle Maldive. Il dramma dei cinque sub italiani scomparsi durante un’immersione nelle grotte di Alimathà si intreccia ora con i dubbi sulle autorizzazioni, sulle modalità della spedizione e sull’organizzazione dell’attività subacquea. Intanto, negli ultimi minuti, è arrivata una notizia tanto attesa: sarebbero stati individuati i corpi dei 4 sub che non sono ancora stati recuperati.

Gli specialisti impegnati nelle ricerche stanno cercando di raggiungere il punto più profondo del sistema di grotte sommerse, a circa 60 metri di profondità. È lì che potrebbero trovarsi ancora i corpi dei quattro italiani dispersi dopo l’incidente del 14 maggio. Secondo le prime valutazioni tecniche, i cadaveri potrebbero essere rimasti relativamente integri, fatta eccezione per gli effetti provocati dall’elevata temperatura dell’acqua e dalla permanenza per diversi giorni nell’ambiente sottomarino.
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Il nodo dei permessi per l’immersione

Nelle ultime ore è emerso un elemento destinato ad avere un peso importante nelle indagini. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, soltanto tre dei cinque sub italiani coinvolti nella tragedia avrebbero avuto autorizzazioni ufficiali per prendere parte all’immersione.

Le autorizzazioni rilasciate riguardavano infatti il progetto di ricerca collegato alla nave Duke of York e alle relative attrezzature. In base a un documento risalente allo scorso febbraio, le attività autorizzate si sarebbero dovute svolgere tra 0 e 50 metri di profondità.

Le grotte di Alimathà raggiungono invece i 60 metri, anche se il punto di accesso si troverebbe a circa 47 metri. Una differenza tecnica che ora potrebbe diventare centrale per ricostruire eventuali responsabilità e verificare se la spedizione si sia svolta oltre i limiti previsti dai permessi.

Le parole del governo delle Maldive

A chiarire alcuni aspetti della vicenda è stato Mohamed Hussain Shareef, portavoce del presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, che ha spiegato come il governo non fosse stato informato dell’intenzione del gruppo di effettuare un’immersione in grotta.

“Si trattava di un’immersione in grotta e la loro proposta di ricerca, a quanto mi risulta, non ne faceva menzione. Hanno specificato gli atolli, ma non il dettaglio dei siti d’immersione”, ha dichiarato.

Il portavoce ha poi precisato che tra i componenti ufficialmente inseriti nel team di ricerca figuravano Monica Montefalcone, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino. “Il quinto era la guida subacquea di cui è stato trovato il corpo. In effetti, anche lui si è immerso a quella profondità. Quindi sì: tre dei cinque subacquei coinvolti sono menzionati come parte del team di ricerca. Ma confermo l’esistenza del permesso, con validità dal 3 al 17 maggio, in sei atolli diversi, fra cui quello di Vaavu”.

Secondo quanto riferito, Giorgia Sommacal, figlia della docente Monica Montefalcone, non faceva invece parte del team autorizzato.

Le vittime della tragedia

La tragedia ha coinvolto Monica Montefalcone, 51 anni, docente di Ecologia all’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, 23 anni, la ricercatrice Muriel Oddenino, 31 anni, di Poirino, nel Torinese, la guida subacquea Gianluca Benedetti, 44 anni, di Padova, e il neolaureato Federico Gualtieri, 23 anni, originario di Omegna, nel Verbano-Cusio-Ossola.

Shareef ha ricordato il lungo rapporto tra la docente italiana e il Paese asiatico: “Con l’Italia abbiamo un legame speciale e la professoressa era una persona molto speciale perché ha dedicato tanti anni della sua vita professionale alla ricerca in questo Paese”.

Il portavoce ha inoltre sottolineato che il team dell’Università di Genova conduceva attività di ricerca alle Maldive da almeno quattro anni e che il progetto sui coralli molli e sui sistemi di barriera aveva ricevuto regolare autorizzazione dal Dipartimento di ricerca marina.

I legali di Federico Gualtieri: “Era pienamente formato”

Nelle ultime ore sono intervenuti anche gli avvocati Antonello Riccio e Gianluigi Dell’Acqua, legali della famiglia di Federico Gualtieri, che hanno invitato alla prudenza nella ricostruzione della vicenda.

“Federico era pienamente formato e qualificato per l’attività subacquea svolta, possedendo capacità tecniche, preparazione ed esperienza adeguate anche per immersioni di elevata complessità”, hanno dichiarato i legali.

Secondo quanto riferito dagli avvocati, il giovane sub aveva ottenuto dal 2011 numerose certificazioni specialistiche, accumulando una significativa esperienza pratica anche alle Maldive. “È sempre stato un ragazzo estremamente scrupoloso e prudente”, spiegano i legali, sottolineando come non vi siano elementi per attribuire al giovane comportamenti negligenti o imprudenti.

La famiglia chiede ora cautela nelle valutazioni e invita a non formulare ipotesi premature sulle cause dell’incidente. “A oggi non si sa chi abbia organizzato l’immersione, a quali scopi, e con quali attrezzature quindi non si è in grado di andare oltre semplici congetture”, concludono i legali.

Nel frattempo, le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della tragedia che ha sconvolto il mondo accademico e quello della subacquea italiana.

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Ultimo Aggiornamento: 18/05/2026 12:23

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