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Garlasco, svolta shock: “Ecco cosa ha fatto Chiara Poggi”. Tutto ribaltato

Pubblicato: 25/05/2026 22:16

Il caso dell’omicidio di Chiara Poggi si arricchisce di un nuovo, cruciale capitolo che rischia di ribaltare le tesi finora sostenute dalla Procura di Pavia. Al centro del dibattito giudiziario vi sono le recenti perizie depositate dai legali di Andrea Sempio, l’attuale indagato per il delitto. In particolare, le dichiarazioni e la relazione medica del dottor Sabino Pelosi, neo consulente medico-legale della difesa, mettono apertamente in discussione le conclusioni a cui era giunta l’antropologa forense Cristina Cattaneo per conto dei pubblici ministeri. Il confronto scientifico si concentra su elementi determinanti per la ricostruzione dell’evento: l’orario del decesso, la durata complessiva dell’aggressione, la natura dell’arma utilizzata e il comportamento della vittima durante le fasi concitate del massacro nella villetta di Garlasco.

La durata dell’aggressione e la rapidità dell’azione delittuosa

La consulenza tecnica firmata dal dottor Sabino Pelosi propone una drastica contrazione dei tempi di esecuzione del delitto rispetto a quanto ipotizzato dall’accusa. Se da un lato la Procura, basandosi sul lavoro della dottoressa Cattaneo, stima che l’intero assalto si sia protratto per un lasso di tempo compreso tra i quindici e i venti minuti, la difesa sostiene l’esatto contrario. Secondo Pelosi, la dinamica dei fatti descrive un’azione estremamente rapida, concentrata e del tutto priva di pause prolungate. L’applicazione di una violenza così devastante, culminata con i colpi letali alla testa, richiede una manciata di secondi e non una tempistica dilatata. Di conseguenza, l’intero delitto si sarebbe consumato in un intervallo di tempo decisamente inferiore ai quindici minuti, riducendo la finestra temporale dell’azione omicidiaria e ridefinendo in modo radicale i possibili movimenti e gli orari dell’assassino.

Un altro punto di forte frizione tra i consulenti riguarda lo strumento utilizzato per uccidere Chiara Poggi. La perizia della Procura aveva ipotizzato l’impiego di diversi tipi di attrezzi, parlando genericamente di martelli o mazzette. Il dottor Pelosi smonta questa ricostruzione, affermando che le ferite riscontrate sul corpo della vittima sono riconducibili a un solo oggetto ben preciso. Non si tratterebbe di una mazzetta da muratore, la quale presenta una struttura speculare e identica in entrambe le estremità, bensì di un classico e comune martello da carpentiere dotato di un battente specifico e di una forma non piatta. Le differenti morfologie delle lesioni craniche non indicano l’uso di armi diverse, ma derivano dal fatto che lo stesso martello è stato impugnato e utilizzato in modi differenti, colpendo sia con la parte anteriore che con la parte posteriore dell’attrezzo durante le varie fasi dell’assalto.

L’assenza di segni di difesa e la dinamica del trauma iniziale

La Procura di Pavia ha recentemente introdotto il concetto di difesa passiva, ipotizzando che la vittima non abbia perso immediatamente conoscenza dopo i primi colpi e abbia cercato in qualche modo di opporsi all’aggressore. Questa ricostruzione viene respinta con fermezza dal consulente di Andrea Sempio, il quale si riallaccia a quanto già accertato nel duemila sette dal medico legale Marco Ballardini durante l’autopsia originaria. Pelosi esclude categoricamente l’esistenza di una colluttazione a mani nude, poiché tale termine presuppone un’interazione bilaterale e attiva tra la vittima e l’omicida. Sul corpo di Chiara Poggi non vi sono segni compatibili con un tentativo di reazione. Lo scenario reale descrive invece un’aggressione unilaterale, improvvisa e massiccia fin dal primo istante, che ha annullato immediatamente ogni possibilità di reazione o di fuga da parte della giovane donna.

Il tragico epilogo sulle scale e lo stato di incoscienza della vittima

La ricostruzione dei consulenti concorda sul fatto che gli ultimi colpi, quelli decisamente fatali, siano stati inflitti sulle scale interne dell’abitazione, luogo in cui il corpo è stato poi rinvenuto. Tuttavia, diverge radicalmente la valutazione dello stato neurologico di Chiara Poggi in quei frangenti. La Procura sostiene che la ragazza abbia tentato una disperata ritirata verso il seminterrato, rimanendo vigile. Al contrario, la perizia della difesa evidenzia come i primi traumi avessero già provocato un immediato stato di incoscienza o un gravissimo e invalidante stordimento profondo. La vittima non era assolutamente in grado di scappare o di scendere autonomamente i gradini. Il successivo trascinamento del corpo sul pavimento conferma l’assoluta inerzia della ragazza, ormai incapace di opporsi alla furia del suo assassino, prima di ricevere i quattro o cinque colpi di martello definitivi che ne hanno decretato la morte pressoché immediata.

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Ultimo Aggiornamento: 25/05/2026 22:33

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