
Una notte di festa trasformata in tragedia. Un tratto di autostrada percorso a velocità estreme, due auto sportive lanciate nel traffico e pochi istanti che hanno cambiato per sempre la vita di una famiglia. È il quadro ricostruito dagli investigatori nell’inchiesta sull’incidente costato la vita a una ragazza di appena vent’anni, morta dopo giorni di ricovero in ospedale a causa delle gravissime ferite riportate nello schianto.
Ma oltre alla dinamica dell’impatto, gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione anche su ciò che sarebbe accaduto immediatamente dopo l’incidente. Secondo la procura, infatti, il conducente dell’auto che avrebbe provocato lo schianto non avrebbe pensato subito alle conseguenze dell’accaduto, ma avrebbe tentato di far sparire la vettura prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Un elemento considerato particolarmente grave dagli investigatori e che pesa nell’inchiesta aperta dalla Procura di Asti.
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La morte di Matilde Baldi dopo lo schianto sull’A33
La vittima è Matilde Baldi, ventenne di Montegrosso d’Asti, morta dopo giorni di ricovero in seguito al violento incidente avvenuto nella notte dell’11 dicembre scorso alla periferia di Asti, lungo l’autostrada A33.
La giovane viaggiava a bordo di una Fiat 500 guidata dalla madre, Elvia Pia, rimasta a sua volta gravemente ferita. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la loro auto sarebbe stata tamponata violentemente da una Porsche 911 GT3 RS che procedeva a velocità altissima.
La Procura di Asti, coordinata dalla pm Sara Paterno, ha chiuso le indagini nelle scorse ore. Franco Vacchina, commerciante astigiano di pneumatici e conducente della Porsche coinvolta nello schianto, è accusato di omicidio stradale. Risulta invece indagato per omissione di soccorso Davide Bertello, piccolo imprenditore torinese che si trovava alla guida di una seconda Porsche 992.

La presunta sfida ad alta velocità
Secondo l’ipotesi investigativa, i due uomini avrebbero improvvisato una sorta di corsa tra supercar mentre stavano raggiungendo una cena natalizia ad Alba. Le manovre pericolose sarebbero iniziate già nel traffico urbano, per poi proseguire in autostrada.
Testimonianze raccolte dagli investigatori e immagini registrate dalle telecamere avrebbero confermato la presenza delle due Porsche lanciate a velocità elevatissime lungo il tratto autostradale. Gli accertamenti tecnici hanno poi evidenziato dati impressionanti: la Porsche guidata da Vacchina avrebbe raggiunto i 212 chilometri orari, mentre la seconda auto viaggiava a circa 205 chilometri orari.
Secondo la consulenza dell’ingegnere Roberto Bergantin, incaricato dalla procura, la responsabilità dell’incidente sarebbe attribuibile esclusivamente alla condotta di guida di Franco Vacchina.
Il tentativo di far sparire la Porsche
Uno degli aspetti più delicati emersi dall’inchiesta riguarda però quanto sarebbe accaduto subito dopo lo schianto. Mentre Matilde Baldi si trovava priva di sensi all’interno della Fiat 500 e la madre era gravemente ferita, Vacchina avrebbe contattato alcuni conoscenti con l’obiettivo di far rimuovere rapidamente la Porsche prima dell’arrivo della polizia.
Secondo quanto emerso, a preoccupare il conducente sarebbe stato anche uno scarico modificato installato sull’auto per alterare il sound del motore. Un autista di carro attrezzi arrivato casualmente sul posto avrebbe però rifiutato di intervenire senza l’autorizzazione delle forze dell’ordine, spiegando che il veicolo non poteva essere spostato prima dei rilievi ufficiali.
Gli investigatori ritengono questi comportamenti particolarmente significativi nell’ambito dell’inchiesta. Nei giorni successivi all’incidente, infatti, Vacchina si sarebbe presentato più volte nel deposito Aci dove la Porsche era stata posta sotto sequestro.

Le accuse e i sospetti di inquinamento delle prove
Ulteriori elementi raccolti durante le indagini avrebbero aggravato il quadro accusatorio. Un dipendente dell’officina avrebbe riferito agli inquirenti di essere stato contattato da una persona disposta a pagare pur di intervenire sulla centralina elettronica della Porsche sequestrata.
Circostanze che hanno portato la procura a ipotizzare un possibile tentativo di inquinamento delle prove. Proprio per questo motivo nei confronti di Franco Vacchina sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Dalle verifiche tecniche è inoltre emerso che sulla Porsche coinvolta nello schianto sarebbero stati montati pneumatici estivi. Un dettaglio che gli investigatori considerano rilevante nella ricostruzione complessiva dell’incidente.
La tragedia di Matilde Baldi continua così a scuotere il territorio astigiano, mentre l’inchiesta della procura punta ora a chiarire ogni responsabilità legata a quella notte drammatica sull’autostrada A33.


