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Comunali 2026, notizia shock su Massimo Lovati: cos’ha fatto l’ex avvocato di Sempio

Pubblicato: 26/05/2026 11:50

Le dinamiche del consenso elettorale sul territorio nazionale continuano a mostrare una profonda asimmetria tra la popolarità mediatica e la reale capacità di penetrazione nelle urne amministrative, specialmente quando la competizione si sposta lontano dai grandi palcoscenici metropolitani. L’intreccio tra legami familiari storici, carriere professionali costruite sotto i riflettori televisivi e passate militanze nei palazzi del potere centrale offre agli osservatori un quadro variegato, dove le formule standard della politica tradizionale spesso falliscono nel prevedere l’orientamento dei cittadini, svelando come il radicamento locale resti il vero e insostituibile motore delle preferenze nominali nei singoli comuni.

I verdetti delle urne tra delusioni tv e storiche dinastie

Il recente turno amministrativo ha evidenziato come la celebrità catodica non si traduca automaticamente in voti sonanti all’interno dei seggi elettorali. Non tutti i cognomi sono uguali. Specie nei piccoli centri, i cittadini che devono scegliere un sindaco non votano necessariamente il volto noto della politica o della cosiddetta società civile. Emblematico è il caso di Massimo Lovati, ex avvocato di Sempio e vera e propria celebrity nel crime tv di Garlasco, che non arriva manco all’1%. Candidato con Democrazia Sovrana Popolare, il legale non va oltre lo 0,98% a Vigevano, la cittadina lombarda nota alle recenti cronache per il parcheggio dove il suo ex assistito avrebbe lasciato l’auto e conservato lo scontrino la tragica mattina del delitto Chiara Poggi.

Tutt’altro scenario si è registrato in Sicilia, dove il peso delle tradizioni familiari ha confermato una presa d’acciaio sull’elettorato locale. Chi ha funzionato eccome, invece è stata Ida Cuffaro, la 27enne nipote dell’ex governatore Totò Cuffaro e del sindaco uscente Silvio Cuffaro, eletta con il 75,7% nell’agrigentina Raffadali. La longeva e irresistibile dinastia politica prosegue dunque e la giovane si dice “emozionata e soddisfatta del lavoro fatto”, con la speranza “di dare il prima possibile dimostrazione di chi sono e della bontà del mio progetto”. Riceverà la fascia tricolore proprio dallo zio Silvio.

Fortune alterne per ex fedelissimi e sfide familiari nel Salento

Il voto ha ridimensionato anche figure di primo piano delle passate stagioni politiche nazionali. Un po’ meglio di Lovati, ma nemmeno troppo è andata a Maria Rosaria Rossi, testimonial dell’epoca berlusconiana. L’ex senatrice di Forza Italia, per anni fedelissima assistente personale del Cav tanto da conquistarsi il nomignolo di “badante”, re-inventata da Maurizio Lupi a Santa Marinella, località balneare al nord della capitale, ha portato in dote alla lista Forza Italia-Noi moderati solo 487 voti, pari al 5,27%. Delusione anche nel messinese per Laura Castelli, ex viceministra al Mef e ora presidente di Sud chiama Nord, che a Milazzo si è fermata al 14,85% con 2.772 voti, un risultato decisamente inferiore alle aspettative.

Non diventa consigliere invece, Rocco Casalino, ma contribuisce a far diventare la lista del Movimento il primo partito del campo largo di Ceglie Messapica, brindisino, terra contesa tra l’ex premier Conte e l’attuale Meloni che ci passa le vacanze. Infine, c’era molta attesa nel Salento per la sfida in famiglia di Maglie, paese natale del commissario europeo ed ex ministro Raffaele Fitto. Ha vinto il candidato a lui vicino Ernesto Toma, sindaco uscente di ‘Sìamo Maglie’, che ha superato il 30,85%. Solo quarto è giunto Antonio Fitto, zio dell’ex ministro, candidato di ‘Insieme’, che ha riportato il 18,60%.

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