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Scoperta rivoluzionaria: l’acqua può formarsi nelle profondità della Terra

Pubblicato: 26/05/2026 18:48

Una ricerca internazionale, alla quale hanno partecipato anche le università italiane di Università degli Studi di Milano, Università di Padova e Università degli Studi di Napoli Federico II, ha individuato un meccanismo finora sconosciuto che potrebbe cambiare la comprensione del ciclo dell’acqua terrestre e persino la ricerca di vita su altri pianeti.

Al progetto hanno collaborato inoltre ricercatori di Université de Lorraine, Centre National de la Recherche Scientifique, Yale University, Johns Hopkins University, Bundesanstalt für Geowissenschaften und Rohstoffe e Agenzia Spaziale Europea.

Il ciclo dell’acqua non sarebbe un sistema chiuso

Secondo il geologo Vitale Brovarone, finora gli scienziati hanno interpretato il ciclo dell’acqua come un sistema sostanzialmente chiuso.

Oltre a piogge, fiumi, laghi e oceani, enormi quantità d’acqua vengono infatti immagazzinate nelle rocce dei fondali oceanici e trasportate nelle profondità terrestri attraverso i movimenti delle placche tettoniche.

Successivamente, il calore e le trasformazioni mineralogiche possono liberare questa acqua, che contribuisce alla formazione dei magmi e viene infine restituita in superficie attraverso vulcani ed emissioni di vapore.

La scoperta dell’«acqua non convenzionale»

La novità emersa dalla ricerca riguarda il comportamento dell’idrogeno molecolare nelle profondità della Terra.

Durante particolari reazioni geologiche profonde può formarsi idrogeno molecolare (H₂), un gas estremamente leggero e mobile.

Finora si riteneva che questo idrogeno potesse:

  • disperdersi tra le rocce;
  • accumularsi in giacimenti sotterranei;
  • essere utilizzato da alcuni microrganismi;
  • sfuggire addirittura nello spazio.

Lo studio ha invece dimostrato che l’idrogeno può reagire con minerali ricchi di ossigeno presenti nel sottosuolo profondo.

Da questa reazione nasce direttamente acqua (H₂O).

Le conseguenze per la geologia

La scoperta suggerisce che l’acqua possa essere prodotta anche all’interno della Terra e non soltanto riciclata attraverso il tradizionale ciclo geologico.

Questo obbliga gli scienziati a rivedere molti modelli utilizzati finora per calcolare i movimenti dell’acqua nel pianeta.

Le implicazioni riguardano diversi fenomeni fondamentali:

  • la formazione dei magmi profondi;
  • l’attività vulcanica;
  • i processi che possono favorire l’innesco dei terremoti;
  • la dinamica delle rocce nelle grandi profondità terrestri.

Nuove prospettive per la ricerca di vita nello spazio

Le conseguenze potrebbero estendersi ben oltre il nostro pianeta.

Se l’acqua può formarsi spontaneamente nelle profondità di un corpo roccioso attraverso processi geochimici, sarà necessario riconsiderare anche il modo in cui vengono interpretati i dati raccolti dalle sonde spaziali.

Questa scoperta potrebbe infatti modificare le strategie utilizzate per cercare acqua e potenziali condizioni favorevoli alla vita su altri pianeti e satelliti del Sistema Solare.

Per gli scienziati si tratta di una possibile svolta capace di cambiare la comprensione sia dell’evoluzione della Terra sia della distribuzione dell’acqua nell’universo.

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