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Va in gita al lago e scompare, la notizia su Riccardo è appena arrivata: come l’hanno trovato

Pubblicato: 29/05/2026 20:08

La cronaca locale si trova a dover raccontare l’ennesimo dramma della montagna e delle acque interne, una vicenda che spezza una giovane vita e lascia nel dolore un’intera comunità. Quella che era nata come una piacevole giornata da trascorrere all’aria aperta, alla scoperta di uno degli angoli più suggestivi e affascinanti del territorio tra la Lombardia e il Piemonte, si è purtroppo trasformata in una tragedia irreparabile. Riccardo Belli, un ragazzo di soli ventiquattro anni originario di Vergiate, in provincia di Varese, ha perso la vita durante un’escursione nell’Alto Verbano. Il suo corpo ormai esanime è stato recuperato dai soccorritori dopo ore di intense e disperate ricerche, lasciando sotto shock parenti, amici e tutti coloro che avevano sperato fino all’ultimo in un epilogo differente.

Una gita finita in tragedia

Il giovane era partito dalla sua abitazione a Vergiate con l’intenzione di concedersi qualche ora di relax immerso nella natura incontaminata che caratterizza la sponda piemontese del Lago Maggiore. La sua meta finale era la zona di Cannobio, una località particolarmente frequentata da escursionisti e amanti del trekking per via dei suoi paesaggi spettacolari e, in modo specifico, per la presenza dell’Orrido di Sant’Anna. Questo luogo è celebre per le sue gole profonde e per le acque del torrente Cannobino che scorrono tra pareti rocciose maestose. Riccardo Belli ha raggiunto la destinazione a bordo della sua automobile, intenzionato a percorrere i sentieri della zona. I primi riscontri investigativi hanno confermato che il ventiquattrenne è arrivato sul posto nel corso della mattinata di giovedì, come testimoniato anche dai successivi rilievi effettuati dagli inquirenti.

L’ultimo contatto con la famiglia

La ricostruzione dei suoi ultimi momenti in vita si basa su elementi precisi raccolti nelle ore successive alla sparizione. Le telecamere di videosorveglianza stradale presenti nel comune di Cannobio hanno infatti immortalato il passaggio e l’arrivo della vettura del ragazzo alle ore 11.32 di giovedì. Il giovane ha regolarmente parcheggiato il mezzo nei pressi dell’area che conduce all’Orrido di Sant’Anna e si è incamminato a piedi. Poco dopo, un ultimo sprazzo di normalità: Riccardo ha scattato una fotografia dello splendido scenario naturale del torrente e l’ha inviata tramite telefono alla nonna, un gesto affettuoso per condividere la bellezza del luogo in cui si trovava. Da quel preciso istante, però, il telefono del ventiquattrenne non ha più dato segni di vita e sul ragazzo è calato un silenzio assoluto e preoccupante, che ha subito gettato i familiari in uno stato di profonda ansia.

La macchina dei soccorsi

Con il passare delle ore e di fronte alla totale impossibilità di mettersi in contatto con lui, la preoccupazione dei parenti è cresciuta a dismisura, trasformandosi in vero e proprio allarme nel corso della serata di giovedì. Non vedendolo rientrare e non ricevendo alcuna risposta ai numerosi tentativi di chiamata, la famiglia ha deciso di allertare le forze dell’ordine. Immediatamente è scattata la complessa macchina dei soccorsi, che ha visto l’attivazione di un imponente protocollo di ricerca per le persone scomparse. Le operazioni sono iniziate nella notte stessa e sono proseguite senza sosta, mobilitando un numero considerevole di specialisti che hanno perlustrato palmo a palmo l’intera area circostante l’Orrido di Sant’Anna, una zona nota per la sua bellezza ma anche per le insidie nascoste del terreno impervio.

Il dispiegamento di forze sul campo è stato massiccio e ha visto la collaborazione coordinata di diversi corpi dello Stato e associazioni di volontariato. Nelle ricerche sono stati impegnati gli uomini del Soccorso Alpino Valdossola, i militari del Sagf della Guardia di Finanza, il personale dei Vigili del Fuoco e i volontari della Croce Rossa di Cannobio. Durante le prime fasi delle perlustrazioni, condotte in condizioni non facili a causa della conformazione del territorio, è emerso un indizio fondamentale che ha indirizzato le ricerche successive. Sulla spiaggetta che costeggia l’Orrido di Sant’Anna gli operatori hanno infatti rinvenuto lo zaino rosso appartenente a Riccardo Belli. Il ritrovamento dell’oggetto ha ristretto l’area di ricerca, concentrando l’attenzione di tutte le squadre di soccorso lungo il letto e il corso del torrente.

Nonostante gli sforzi prolungati dei tecnici del Soccorso Alpino, che hanno battuto ripetutamente le sponde e i sentieri più accessibili che costeggiano l’acqua, non sono emersi inizialmente altri elementi utili al ritrovamento. Per questa ragione, nella mattinata di venerdì, lo scenario delle operazioni ha richiesto un cambio di strategia e l’intervento di specialisti per l’esplorazione subacquea. Sono quindi entrati in azione i sommozzatori dei Vigili del Fuoco, giunti appositamente sul posto per scandagliare le pozze più profonde e i gorghi formati dal torrente all’interno dell’Orrido. Le acque profonde e le forti correnti della zona rendono queste immersioni particolarmente complesse e pericolose, ma l’esperienza dei subacquei era l’unica risorsa rimasta per verificare il fondo del corso d’acqua.

La tragica scoperta nel torrente

La svolta decisiva, purtroppo drammatica, è arrivata nel primo pomeriggio di venerdì, intorno alle ore 14. Durante l’ispezione di una delle cavità subacquee più profonde dell’alveo fluviale, i sub dei Vigili del Fuoco hanno individuato il corpo senza vita del giovane di Vergiate. Il cadavere è stato successivamente recuperato e trasportato a riva, ponendo fine in modo tragico a oltre ventiquattr’ore di angoscia e speranze. La notizia del decesso di Riccardo Belli si è diffusa rapidamente, destando un profondo cordoglio sia nella sua comunità d’origine a Vergiate sia nella cittadinanza di Cannobio, che aveva seguito con trepidazione il lavoro incessante dei soccorritori. Ora l’attenzione passa alle autorità competenti e ai successivi accertamenti medico-legali, che avranno il compito di stabilire l’esatta dinamica dell’incidente e le cause precise che hanno determinato l’annegamento del ragazzo.

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