
Una nuova inchiesta si intreccia con uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi vent’anni. Mentre proseguono gli approfondimenti investigativi sull’omicidio di Chiara Poggi, la Procura ha aperto un ulteriore filone che riguarda dichiarazioni, servizi televisivi e accuse circolate negli ultimi mesi.
Al centro dell’indagine ci sono professionisti che, a vario titolo, hanno seguito o raccontato la vicenda. Una decisione che nasce da una denuncia presentata da una delle persone finite sotto i riflettori mediatici nonostante non sia mai stata indagata per il delitto.
L’obiettivo degli inquirenti sarà ora verificare se alcune affermazioni e iniziative abbiano oltrepassato i limiti del diritto di cronaca e di difesa, configurando eventuali reati.
Tre iscrizioni nel registro degli indagati
La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati per diffamazione l’avvocato Antonio De Rensis, uno dei difensori di Alberto Stasi, il giornalista Alessandro De Giuseppe e l’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto.
Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Antonio Pansa e rientra in un più ampio gruppo di denunce collegate agli sviluppi del caso di Chiara Poggi.
L’esposto di Stefania Cappa
L’inchiesta nasce da una querela presentata da Stefania Cappa, sorella gemella di Paola Cappa e cugina della vittima.
Secondo quanto riferito dai legali della donna, la denuncia si fonda anche su elementi raccolti da una società investigativa privata incaricata nel 2025. Tra il materiale acquisito figurerebbero inoltre alcune conversazioni e documenti ritenuti rilevanti dagli avvocati.
Nel mirino servizi e dichiarazioni
La querela riguarda presunte ipotesi di diffamazione aggravata, oltre a contestazioni che richiamano profili di calunnia e istigazione a delinquere.
Tra gli elementi contestati vi sarebbero alcuni servizi televisivi che avrebbero lasciato intendere un possibile coinvolgimento delle cugine di Chiara Poggi nell’omicidio avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco.
Particolare attenzione è rivolta all’intervista del cosiddetto “supertestimone” Gianni Bruscagin, da cui era scaturito il successivo dragaggio del canale di Tromello alla ricerca dell’arma del delitto, mai ritrovata.
La posizione di De Rensis
Nei giorni scorsi Antonio De Rensis aveva commentato pubblicamente la notizia della querela durante una trasmissione televisiva, sostenendo che l’apertura di un procedimento avrebbe consentito di chiarire diversi aspetti della vicenda.
L’avvocato ha inoltre respinto le accuse, dichiarandosi estraneo a qualsiasi attività illecita e negando rapporti con testimoni o con l’ex maresciallo Marchetto.
L’iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto dovuto nell’ambito delle verifiche preliminari e non implica alcuna responsabilità accertata. Le indagini della Procura proseguono per valutare la fondatezza delle contestazioni contenute nell’esposto.


