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Bordighera, interrogatori di madre di Bea e compagno. Lei in lacrime, lui non risponde al gip

Pubblicato: 03/06/2026 16:28

Il monitoraggio delle dinamiche familiari e la tutela dei minori all’interno dei contesti domestici continuano a rappresentare un terreno di massima allerta per le istituzioni e gli osservatori sociali. Quando si verificano episodi drammatici tra le mura di casa, l’attivazione dei protocolli giudiziari e il lavoro degli organi inquirenti diventano passaggi obbligati per stabilire i confini delle responsabilità individuali. La gestione della macchina investigativa, unita al rigore delle procedure di garanzia per gli indagati, punta a isolare i fatti oggettivi dalle reazioni emotive della collettività, garantendo che ogni elemento probatorio venga analizzato nel pieno rispetto delle norme vigenti.

La strategia della difesa nell’interrogatorio di garanzia

La prima fase formale davanti all’autorità giudiziaria ha delineato le prime mosse delle parti coinvolte in un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica ligure. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Emanuel Iannuzzi, compagno della madre di Beatrice, la bambina di due anni morta per maltrattamenti nella sua casa di Bordighera, in provincia di Imperia. L’uomo di 42 anni non ha risposto alle domande nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Imperia.

Entrambi devono rispondere dell’accusa di maltrattamenti, aggravati dalla morte. «Non abbiamo ancora gli atti – ha dichiarato l’avvocato difensore di Iannuzzi – di conseguenza la scelta più logica è farlo avvalere. È sconvolto e sotto shock ma continua a dichiararsi innocente. Il non rispondere è dipeso dalla scelta difensiva».

La mamma in lacrime

Durante gli interrogatori di garanzia tenutisi nel carcere di Imperia per la morte della piccola Beatrice, la bimba di due anni deceduta il 9 febbraio scorso a Bordighera, la madre Emanuela Aiello ha respinto ogni accusa davanti al gip respingendo in lacrime l’addebito di maltrattamenti e ribadendo la propria innocenza sia in aula che al padre biologico delle sue figlie, Maurizio Rao; al contrario, il compagno Manuel Iannuzzi, quarantatreenne accusato in concorso con la donna, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere in attesa che la difesa possa visionare gli atti del procedimento. Al termine delle udienze, il giudice per le indagini preliminari ha disposto per entrambi il mantenimento della custodia cautelare in carcere, una decisione definita scontata dai legali di Rao, mentre i difensori degli indagati sottolineano come i propri assistiti continuino a professarsi del tutto estranei alle violenze.

Le richieste del padre biologico e il nodo dei filmati

Mentre la macchina della giustizia muove i primi passi formali, le reazioni dei familiari delineano la gravità della contrapposizione in atto. Iannuzzi, così como Aiello, è in stato di detenzione. Il padre biologico di Beatrice, Maurizio Rao, dice di augurarsi che la Procura «possa contestare quantomeno allo Iannuzzi l’omicidio volontario della bambina», ma il compagno della madre «continua a dichiararsi innocente», hanno aggiunto gli avvocati Maria Gioffrè e Cristian Urbini.

Sui video e sul materiale che sarebbe stato estratto dai telefoni cellulari, i difensori precisano che a oggi «non abbiamo ancora avuto quei video. Tutti ne parlano, ma la difesa non li ha visti e non ne è materialmente in possesso. Non possiamo quindi tenere una linea difensiva né esprimere un’opinione su elementi che sono stati indicati come prove schiaccianti ma che allo stato non ci sono ancora stati consegnati. Nel pomeriggio dovrebbero arrivare quantomeno gli atti documentali, mentre i video arriveranno prossimamente».

Nel frattempo, emerge un ulteriore filone d’indagine legato al rinvenimento di materiale esplosivo. Sul tritolo trovato nella disponibilità di Franco Iannuzzi, padre di Emanuel, i difensori precisano soltanto che il possesso risalirebbe «a molto tempo prima» e che l’uomo ha reso dichiarazioni sul punto, ammettendo il possesso, ora al vaglio degli inquirenti. «Siamo ancora nella fase delle indagini preliminari – concludono i due avvocati – e non vogliamo fornire elementi che possano interferire con il segreto istruttorio».

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Ultimo Aggiornamento: 03/06/2026 16:30

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