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Nucleare, la Camera approva la legge delega: maggioranza compatta, opposizioni all’attacco

Pubblicato: 04/06/2026 18:18

La Camera dei deputati ha approvato la legge delega sul nucleare con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astensioni. Il provvedimento rappresenta uno dei tasselli della strategia energetica del governo, che punta a rafforzare l’autonomia del Paese e a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, in particolare dal petrolio e dal gas.

Il via libera arriva all’indomani dell’apertura dell’Unione europea a una maggiore flessibilità nei conti pubblici per affrontare le sfide legate all’emergenza energetica. Un contesto che la maggioranza considera favorevole per rilanciare il dibattito sull’energia nucleare di nuova generazione.

Il piano del governo

Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, il voto della Camera rappresenta un primo passo verso l’adozione delle tecnologie nucleari più avanzate.

“Oggi abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio”, ha dichiarato il ministro.

La legge passa ora all’esame del Senato. Una volta ottenuta l’approvazione definitiva, il governo avrà dodici mesi di tempo per adottare i decreti attuativi che disciplineranno:

  • la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile;
  • la costruzione e gestione degli impianti;
  • il trattamento e lo smaltimento delle scorie radioattive;
  • la ricerca sulla fusione nucleare;
  • gli aspetti legati alla sicurezza e ai controlli.

Come hanno votato i partiti

A sostenere il provvedimento sono stati i partiti della maggioranza di centrodestra, insieme ad Azione.

Italia Viva ha scelto invece l’astensione.

Hanno votato contro:

  • Partito Democratico;
  • Movimento 5 Stelle;
  • Alleanza Verdi e Sinistra.

Le critiche delle opposizioni

Le forze di opposizione accusano il governo di utilizzare il tema del nucleare come strumento politico anziché concentrarsi sulle energie rinnovabili.

Per il Partito Democratico, Alberto Pandolfo ha definito il progetto “propaganda”, sostenendo che le priorità dovrebbero essere l’accelerazione degli investimenti nelle fonti rinnovabili.

Anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha espresso forti perplessità. Pur dichiarandosi favorevole alla ricerca sulla fusione nucleare, ha evidenziato come la tecnologia oggi disponibile sia ancora quella della fissione, che produce rifiuti radioattivi e presenta problematiche irrisolte legate alle scorie.

Dure le contestazioni di Angelo Bonelli, che ha richiamato i due referendum con cui gli italiani hanno respinto il nucleare, accusando il governo di ignorare la volontà popolare. Bonelli ha inoltre evidenziato la contraddizione tra l’opposizione di molti esponenti politici alla realizzazione di depositi per le scorie radioattive e il sostegno alla costruzione di nuove centrali.

Cosa succede adesso

L’iter parlamentare proseguirà al Senato nelle prossime settimane. Se il testo verrà confermato senza modifiche sostanziali, il governo potrà iniziare a predisporre il quadro normativo necessario per un eventuale ritorno dell’Italia al nucleare civile, puntando soprattutto sui reattori di nuova generazione e sulle prospettive offerte dalla futura fusione nucleare.

Il confronto politico resta però acceso, con una netta divisione tra chi considera il nucleare uno strumento indispensabile per la sicurezza energetica nazionale e chi ritiene che le risorse debbano essere concentrate esclusivamente sullo sviluppo delle energie rinnovabili.

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Ultimo Aggiornamento: 04/06/2026 18:19

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