
L’attesa è finita: dopo mesi di udienze, testimonianze e duelli tra accusa e difesa, dal tribunale arriva la notizia ufficiale su Louis Dassilva nel caso che ha scosso Rimini e catalizzato l’attenzione nazionale. Al centro c’è l’omicidio di Pierina Paganelli, 78 anni, trovata senza vita nel complesso residenziale in cui viveva.
Un delitto che, oltre alla sua ferocia, ha lasciato dietro una scia di dettagli e domande: cosa è successo davvero in quelle ore? E quali elementi stanno pesando di più nel racconto giudiziario che oggi arriva a un passaggio decisivo?
Il caso che ha sconvolto Rimini
Pierina Paganelli venne assassinata la sera del 3 ottobre 2023, mentre rientrava a casa dopo un incontro nella Sala del Regno dei Testimoni di Geova. Il corpo fu rinvenuto nell’area interrata del condominio, tra garage e scale che conducono agli appartamenti.
Secondo quanto ricostruito, l’aggressione fu brutale: 29 coltellate. Un numero che, da solo, rende l’idea della violenza e che ha continuato a risuonare per tutta la durata del dibattimento.

Il mistero del tablet acceso dopo il delitto
Tra i dettagli più “pop” e insieme più inquietanti, c’è quello del tablet che la vittima aveva nella borsa. In aula è emerso un particolare destinato a far discutere: il dispositivo si sarebbe attivato diverse ore dopo la morte dell’anziana.
Secondo quanto illustrato durante un’udienza dello scorso aprile, alle 1.23.18 del 4 ottobre lo schermo del tablet si sarebbe acceso per pochi secondi. A fornire la spiegazione tecnica è stato il maresciallo dei carabinieri Francesco Lobefaro, consulente della Procura per le analisi informatiche: “Accensione dello schermo riconducibile sicuramente ad una interazione umana”.

Louis Dassilva al centro dell’inchiesta
Il nome su cui si concentra l’intero procedimento è quello di Louis Dassilva, 35 anni, originario del Senegal e residente nello stesso stabile della vittima. L’uomo è stato arrestato il 16 luglio 2024 e da allora è detenuto.
Per gli inquirenti sarebbe lui l’autore dell’omicidio di Pierina Paganelli; la difesa, invece, ha respinto ogni accusa, ribadendo che l’imputato ha sempre proclamato la propria innocenza.

Relazioni, movente e linea dell’accusa
Un tassello ritenuto rilevante nella ricostruzione accusatoria riguarda la relazione extraconiugale che Dassilva avrebbe intrattenuto con Manuela Bianchi, nuora di Pierina Paganelli e donna che quella mattina trovò il corpo dell’anziana.
Secondo la Procura, il possibile movente sarebbe legato alla volontà di evitare che quella relazione venisse scoperta: una tesi contestata dalla difesa ma sostenuta con convinzione dall’accusa nel corso del processo.
La moglie in aula e le parole che dividono
Accanto all’imputato, in ogni fase del dibattimento, è rimasta la moglie Valeria Bartolucci, che non ha mai smesso di difenderlo pubblicamente. Ha ribadito anche in aula la propria certezza sull’innocenza del marito.
Nel suo racconto, la sera dell’omicidio Dassilva era con lei: “ovviamente” e “come vado dicendo da quasi tre anni a questa parte”. Poi la chiusura, netta: “Io credo che la verità prima o poi emergerà”.
La richiesta di ergastolo e l’attesa del verdetto
Nelle fasi finali è stato duro l’intervento del pubblico ministero Daniele Paci, che ha chiesto per Dassilva la condanna all’ergastolo. Il magistrato ha contestato la versione difensiva sull’assenza di preoccupazione rispetto all’esame del Dna.
Rivolgendosi ai giudici popolari, Paci ha dichiarato: “Vi invito – ha detto Paci rivolgendosi ai giurati della Corte – a vedere la fotografia del momento in cui chiediamo a Louis il Dna e vedrete un urlo muto in quel momento poiché di ciò era terrorizzato”.
Cosa succede ora
Adesso la parola passa alla Corte: dopo oltre due anni di sviluppi investigativi, perizie e confronti processuali, il verdetto è atteso nelle prossime ore. Una sentenza destinata a segnare un punto decisivo in una vicenda che ha spaccato l’opinione pubblica e toccato in profondità un’intera città.
Da una parte la richiesta di ergastolo avanzata dall’accusa, dall’altra la proclamazione di innocenza di Louis Dassilva. Per Rimini e per chi ha seguito il caso giorno dopo giorno, la risposta della giustizia è ormai a un passo.


