
Tensione all’Università La Sapienza di Roma, dove alcuni attivisti del collettivo Cambiare Rotta hanno bruciato manifesti raffiguranti il vicepremier Matteo Salvini durante una manifestazione organizzata in vista del corteo contro “guerra, razzismo e sfruttamento” previsto per il 13 giugno.
L’iniziativa si inserisce nel quadro delle mobilitazioni annunciate per sabato, giornata nella quale nella Capitale è prevista anche una manifestazione dedicata al tema della remigrazione.
La protesta degli studenti
Gli studenti di Cambiare Rotta hanno spiegato le ragioni della mobilitazione attraverso una nota.
«Gli studenti universitari il 13 giugno scendono in piazza al fianco dei ragazzi di seconda generazione, degli occupanti, di lavoratori e lavoratrici e andranno verso il Ministero di Salvini, volto e responsabile delle politiche razziste e securitarie che ci stanno togliendo un futuro», hanno dichiarato.
Tra gli slogan della protesta figura anche l’invito a respingere quelle che gli organizzatori definiscono politiche discriminatorie, sostenendo che la sicurezza debba passare da lavoro, reddito, casa e diritti sociali.
La solidarietà del centrodestra
L’episodio ha suscitato immediate reazioni da parte degli esponenti del centrodestra e delle istituzioni.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso solidarietà al leader della Lega.
«Bruciare il volto di chi la pensa diversamente non è protesta: è odio ideologico. Un gesto intollerante che nulla ha a che vedere con il confronto democratico», ha affermato.
Anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha definito l’accaduto «un gesto inaccettabile», esprimendo vicinanza a Salvini.
Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di «gesto grave e intimidatorio» da condannare per la tutela delle istituzioni e della libertà di espressione.
Piantedosi: “Superata la linea tra protesta e violenza”
Durissimo anche il commento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
«Il dissenso, anche aspro, è la linfa di ogni democrazia. Ma esiste una linea rossa che non può essere superata: quella che separa la protesta dalla violenza. Oggi quella linea è stata nuovamente attraversata», ha dichiarato.
Piantedosi ha inoltre sottolineato come un’università debba rappresentare un luogo di dialogo e confronto, non di minacce o intimidazioni.
Valditara: “Atto contrario al confronto democratico”
Condanna anche dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, secondo cui «bruciare l’immagine di un esponente politico è un atto di intolleranza che nulla ha a che vedere con il confronto democratico».
L’episodio riaccende così il dibattito sui limiti della protesta politica e sul clima di crescente contrapposizione che accompagna alcune manifestazioni pubbliche nel Paese.


