
Le guerre tra Stati sono tornate ai livelli più alti dalla fine della Seconda guerra mondiale. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Università di Uppsala, in Svezia, che attraverso il programma UCDP monitora da decenni i conflitti armati nel mondo. Lo studio, pubblicato sul Journal of Peace Research, fotografa un 2025 segnato da un forte aumento delle tensioni internazionali, delle guerre e delle vittime civili e militari.
Secondo i ricercatori Shawn Davies e Therese Pettersson, i conflitti interstatali sono passati da due nel 2023 a otto nel 2025. Un dato che rappresenta il livello più elevato registrato dal 1946, anno da cui il database dell’UCDP raccoglie informazioni sulla violenza organizzata. Tra le guerre censite figurano il conflitto tra Russia e Ucraina, quello tra Iran e Israele, gli scontri tra India e Pakistan e le tensioni armate tra Israele e Siria.
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Record di conflitti e vittime
Nel complesso, il rapporto ha registrato 65 conflitti con il coinvolgimento diretto di Stati nel corso del 2025, il numero più alto dall’inizio delle rilevazioni moderne. Di questi, tredici sono stati classificati come guerre vere e proprie, ossia conflitti che hanno provocato almeno mille morti in combattimento nell’arco di un anno.
Anche il numero delle vittime ha raggiunto livelli allarmanti. Secondo l’UCDP, circa 244.600 persone sono morte nel 2025 a causa della violenza organizzata. Si tratta del secondo dato più alto registrato a livello mondiale dal genocidio del Ruanda del 1994.
A crescere non sono stati soltanto i combattenti uccisi sui fronti di guerra, ma anche i civili coinvolti direttamente nei conflitti. Gli studiosi sottolineano come la violenza contro le popolazioni sia diventata una delle caratteristiche più preoccupanti dell’attuale fase storica.
Ucraina e Sudan tra i conflitti più devastanti
La guerra in Ucraina si conferma il conflitto più letale del pianeta. Nel solo 2025 sarebbero state registrate almeno 94.700 vittime, pari a circa il 62% di tutte le morti legate ai combattimenti nel mondo.
Tra i conflitti più sanguinosi figurano anche la guerra tra Israele e Hamas e quella in Sudan. Proprio il Sudan rappresenta uno dei casi più drammatici evidenziati dal rapporto. Dopo la conquista della città di El Fasher, nel Darfur, da parte della Sudan Founding Alliance, si sarebbe verificata una forte escalation delle violenze contro la popolazione civile, con massacri e attacchi su larga scala.
Secondo gli analisti dell’Università di Uppsala, gli eventi registrati a El Fasher hanno contribuito in modo decisivo all’aumento delle vittime civili e rappresentano uno degli episodi più gravi osservati negli ultimi trent’anni.
Le violenze unilaterali contro i civili hanno raggiunto quota 76.500 morti nel 2025, con un aumento superiore al 400% rispetto all’anno precedente. Si tratta del valore più elevato registrato dal 1994 e di un indicatore che conferma come sempre più spesso le popolazioni civili diventino obiettivi diretti delle guerre contemporanee.
In controtendenza, invece, il rapporto segnala una diminuzione dei conflitti non statali. Gli scontri tra gruppi armati indipendenti dagli Stati, come le organizzazioni criminali e i cartelli della droga, hanno provocato circa 14.500 morti nel 2025, il dato più basso dal 2013.
L’analisi dell’UCDP delinea quindi un mondo caratterizzato da meno guerre tra gruppi armati e più conflitti tra Stati, con conseguenze sempre più pesanti per le popolazioni civili e per la stabilità internazionale.


