
I sistemi sanitari devono prepararsi a un possibile aumento delle malattie legate all’acqua contaminata e rafforzare i sistemi di allerta per ondate di calore, alluvioni ed eventi meteorologici estremi. È il monito lanciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) mentre il pianeta si prepara agli effetti di El Niño, il fenomeno climatico naturale che quest’anno potrebbe avere conseguenze ancora più marcate a causa del cambiamento climatico.
L’OMS ha presentato nuove linee guida rivolte ai governi per affrontare i rischi sanitari legati alle temperature elevate, individuando tra i gruppi più vulnerabili anziani, bambini, lavoratori all’aperto, atleti e sportivi. Tra le raccomandazioni figura anche l’invito a evitare attività e raduni nelle ore più calde della giornata.
L’attenzione delle istituzioni internazionali è massima. Entro la fine dell’anno, l’Unione Europea punta ad adottare un nuovo quadro per la resilienza climatica che coinvolgerà tutti i settori, compreso quello sanitario.
L’annuncio dei nuovi Piani d’Azione caldo-salute arriva dopo che la National Oceanic and Atmospheric Administration degli Stati Uniti ha confermato lo sviluppo di El Niño nel Pacifico tropicale. Secondo gli esperti, il fenomeno potrebbe intensificarsi fino a raggiungere livelli moderati o forti nei prossimi mesi, aumentando il rischio di incendi, siccità e altri eventi climatici estremi.
Le raccomandazioni sono state pensate principalmente per l’Europa, considerata dagli scienziati il continente che si sta riscaldando più rapidamente, ma possono essere adattate a livello globale.
A confermare la tendenza è anche il servizio europeo Copernicus Climate Change Service, che ha registrato maggio 2026 come il secondo maggio più caldo mai osservato a livello mondiale, sia sulle terre emerse sia sugli oceani.
Gli esperti hanno evidenziato come il passaggio a condizioni di caldo estremo sia avvenuto in modo particolarmente rapido, lasciando poco tempo a popolazioni, colture ed ecosistemi per adattarsi alle nuove condizioni climatiche. In numerosi Paesi europei si è passati in poche settimane da temperature inferiori alla media a una delle più intense ondate di calore mai registrate così presto nella stagione.
Record termici sono stati segnalati in Francia, Regno Unito, Irlanda e Portogallo, confermando una tendenza che preoccupa sempre di più la comunità scientifica.
Secondo Hans Henri Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa, negli ultimi quattro anni il caldo ha provocato oltre 200 mila morti in 32 Paesi europei. Un bilancio che, secondo il dirigente, rappresenta soltanto una parte dell’impatto reale del fenomeno.
«La maggior parte di queste morti era completamente prevenibile», ha sottolineato Kluge, evidenziando come milioni di persone abbiano subito conseguenze fisiche e psicologiche legate alle temperature estreme.
L’OMS invita quindi a combinare comportamenti individuali e strategie pubbliche. Mantenersi idratati, evitare l’esposizione nelle ore più calde e raffrescare gli ambienti domestici sono misure utili, ma non sufficienti.
Per affrontare una crisi ormai strutturale, l’organizzazione chiede una risposta coordinata da parte delle istituzioni, con investimenti in allerta precoce, protezione dei soggetti più fragili e interventi di adattamento urbano e abitativo, soprattutto nelle città, dove le temperature risultano spesso più elevate rispetto alle aree rurali.


