
Il dibattito sull’identità e sui confini ideologici delle culture politiche occidentali continua a infiammare il confronto pubblico, alimentando una fitta rete di repliche e contro-repliche tra le firme più note della saggistica contemporanea. Quando le definizioni tradizionali di schieramento vengono messe in discussione dalle traiettorie individuali di nuovi protagonisti della scena pubblica, si assiste a un rimescolamento dei paradigmi interpretativi consolidati. Analizzare la dialettica tra i diversi osservatori permette di comprendere come la scomposizione dei vecchi blocchi dottrinali non sia soltanto un esercizio teorico, ma un terreno di scontro vivace in cui si ridefiniscono i valori di riferimento per l’elettorato.
Lo scontro editoriale e la difesa del generale
Le frizioni all’interno del panorama giornalistico italiano si arricchiscono di un nuovo e acceso capitolo, centrato sulla legittimità di rappresentare determinate istanze conservatrici. «Ho letto ieri l’editoriale dell’amico Cerno che dà lezioni a Vannacci chiamandolo “Badoglio” e concludendo, dopo alcune allusioni ineleganti, che Vannacci non può dire di essere la “vera destra perché la destra non sa nemmeno dove sia di casa”». Inizia così la netta difesa di Mario Giordano, conduttore di Fuori dal Coro, verso Roberto Vannacci. Il giornalista sottolinea con una punta di rammarico che il generale «non è purtroppo venuto in trasmissione» da lui, ma ha comunque trovato il tempo di andare da Lilli Gruber dove «ha dato una lezione non da poco alla regina del politicamente corretto».
Le colonne della saggistica d’opinione diventano così il teatro di una polemica speculare. Intervenendo direttamente sulle pagine del quotidiano La Verità, in risposta a un lettore che chiedeva conto delle posizioni dell’eurodeputato rispetto alla gestione della pandemia Covid, Giordano torna sull’editoriale del collega Cerno con parole taglienti: «Ora, con tutto il rispetto e la stima, ma un generale della Folgore, che ha difeso il tricolore sui più pericolosi campi di battaglia del mondo, deve prendere lezioni su cos’è la destra da un ex parlamentare Pd, nonché condirettore di Repubblica? Scusa Tommaso ma a tutto c’è un limite».
Le accuse di Cerno e l’asse transatlantico
La reazione di Giordano nasce da una dura requisitoria apparsa sulla stampa concorrente, dove la figura dell’alto ufficiale era stata dipinta in termini fortemente provocatori. Ieri Tommaso Cerno, su Il Giornale, ha scritto infatti un editoriale dal titolo “La moglie del soldato”, un titolo in cui l’allusione al celebre film di Neil Jordan è sottile, poiché la moglie a cui si affeziona il protagonista della pellicola è un personaggio transgender.
In quel testo, l’autore accusa il generale di aver preferito Elly Schlein come «compagna e concubina politica» e con lei di «contribuire a riempire l’Italia delle persone che (a parole) odia». Secondo la ricostruzione di Cerno, l’europarlamentare avrebbe intrapreso una parabola paradossale: «ormai Vannacci è alleato della sinistra» ed è «in campo per aprire le porte agli islamisti e per presentarsi in tv a parlare male degli omosessuali (…) salvo poi finire per finanziare con i suoi voti il Gay Pride di Alessandro Zan». Una condotta politica che lo ha portato a definirlo, in modo tranciante, «una specie di Badoglio dei nostri giorni».


