
Luisa Muraro, filosofa, pedagogista, traduttrice e attivista, è morta sabato 13 giugno 2026 a Milano, all’età di 86 anni. Considerata tra le voci più autorevoli e influenti del femminismo italiano, la sua scomparsa lascia un vuoto profondo nella cultura e nel pensiero filosofico del Paese. A darne notizia è stata la pagina social della Libreria delle donne di Milano, l’istituzione che lei stessa aveva contribuito a fondare e che resta uno dei simboli più vivi del movimento femminista in Italia.
La libreria ha pubblicato un messaggio in suo ricordo, in cui la descrive come una maestra nel senso più pieno del termine. “Luisa era una maestra. Lo è stata per i suoi studenti, dalla scuola media all’Università di Verona, dove ha insegnato tanti anni”, si legge nel post. Nella stessa città veneta, Muraro aveva dato vita insieme ad altre studiose alla comunità filosofica Diotima, punto di riferimento del pensiero della differenza sessuale in Italia e in Europa.
Una vita dedicata al pensiero e all’attivismo
Il ricordo della Libreria delle donne sottolinea come il magistero di Muraro abbia attraversato generazioni e contesti diversi: dalle aule scolastiche alle università, dalle pagine dei suoi libri alle conversazioni con chi ha avuto il privilegio di pensare insieme a lei. “Per le donne e gli uomini che l’hanno letta e ascoltata; per chi ha avuto la fortuna di pensare con lei”, scrive la Libreria nel suo tributo, rendendo l’idea dell’ampiezza del suo lascito intellettuale e umano.

