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Sorelle scomparse, “la verità nei telefonini”: cosa cercano gli investigatori

Pubblicato: 15/06/2026 09:59
Le sorelle Alisya e Sarah Di Giacinto, scomparse dal Parco nazionale d’Abruzzo

L’angoscia cresce di ora in ora attorno alla scomparsa di Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelle di 16 e 12 anni sparite da una comunità educativa immersa nei boschi del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. A dieci giorni dall’allontanamento, le ricerche non si fermano e gli investigatori passano al setaccio ogni dettaglio: dalle immagini delle telecamere ai racconti raccolti in queste ore.

La vicenda resta avvolta nel mistero: si lavora su più piste, senza escludere nulla, mentre emergono elementi che potrebbero aiutare a ricostruire i movimenti delle due ragazze e le eventuali persone incontrate prima della scomparsa.

Ricerche in corso per le sorelle scomparse, controlli e pattugliamenti nell’area

Sorelle scomparse, i veicoli sospetti ripresi dalle telecamere

Le operazioni di ricerca delle due sorelle, originarie di Minturno (provincia di Latina), proseguono senza sosta. Alisya e Sarah erano ospiti della comunità educativa “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, quando si sono perse le loro tracce.

Secondo quanto riporta AffariItaliani, nelle ultime ore l’attenzione degli investigatori si è concentrata su un punto ritenuto significativo: le telecamere di videosorveglianza comunale avrebbero ripreso alcuni veicoli transitati nelle vicinanze della struttura in orari compatibili con la scomparsa. Sono accertamenti ancora in corso, ma utili per ricostruire con precisione cosa possa essere accaduto.

Area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dove si concentrano le ricerche

Sorelle scomparse, la procura apre un fascicolo per sottrazione di minori

In parallelo, la Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo per sottrazione di minori. Un passaggio che, sul piano investigativo, consente di mantenere aperte tutte le ipotesi e di svolgere verifiche approfondite, senza restringere il campo a un solo scenario.

Gli inquirenti continuano quindi a muoversi su più fronti: ricerche sul territorio, analisi dei filmati e raccolta di testimonianze. Ogni elemento viene valutato nella sua possibile connessione con l’allontanamento delle due ragazze.

Sorelle scomparse, i telefonini al centro delle indagini

Tra i tasselli considerati più importanti ci sono anche i telefoni cellulari utilizzati dalle due sorelle. Gli investigatori stanno esaminando con attenzione messaggi, chat e contatti, alla ricerca di segnali utili per capire gli ultimi spostamenti e, soprattutto, eventuali legami o contatti con persone esterne alla comunità.

Nel frattempo, la stanza occupata da Alisya e Sarah all’interno della struttura è stata posta sotto sequestro: una misura mirata a consentire ulteriori accertamenti tecnici e a preservare eventuali elementi utili alle indagini.

Il contesto: l’arrivo in comunità e il provvedimento del giudice

Le due ragazze si trovavano nella comunità abruzzese dall’ottobre 2024, dopo un provvedimento disposto dal giudice minorile di Cassino. Il loro inserimento rientrava in un percorso di tutela familiare avviato in seguito alla separazione dei genitori, avvenuta nel 2021.

In questi giorni, il padre delle ragazze ha sottolineato un dettaglio che potrebbe pesare nella ricostruzione del contesto: “Pochi giorni prima era stata tolta alla madre la responsabilità genitoriale”. Una frase che viene riportata e che resta ora sullo sfondo dell’inchiesta, mentre proseguono le verifiche degli inquirenti.

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Sorelle scomparse, la paura di orsi e lupi e le ricerche nel lago

Mentre l’indagine procede, emergono anche particolari raccontati dal fidanzato della sedicenne. Il giovane ha spiegato che Alisya sembrava voler confidare qualcosa, ma che “continuava a rimandare”, senza riuscire a parlarne apertamente.

Un altro elemento riguarda la presunta paura che le due sorelle avrebbero avuto nel lasciare la comunità durante la notte. Secondo il racconto, temevano la presenza di orsi e lupi, animali presenti nell’area protetta: un dettaglio che, per alcune valutazioni, renderebbe meno plausibile l’ipotesi di un allontanamento spontaneo nelle ore notturne.

Portone “non si chiudeva bene” e controlli al lago di Barrea

Lo stesso ragazzo ha riferito anche che il portone della struttura “non si chiudeva bene”. Un particolare considerato con cautela, ma che gli investigatori tengono presente nella ricostruzione della dinamica e delle possibili modalità di uscita.

Intanto le ricerche si sono spinte anche al lago di Barrea, dove i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno effettuato controlli, in particolare nelle zone sottostanti i ponti. Al momento non sono emersi riscontri utili. Con il passare dei giorni, resta aperto ogni scenario: dall’aiuto fornito da terzi a un possibile rapimento, fino ad altre ipotesi che gli inquirenti continuano a verificare, senza escludere alcuna pista.

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