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“Prendi la scopa e…”. L’insulto sessista del sindaco alla consigliera: esplode la polemica

Pubblicato: 16/06/2026 08:30

Ci sono momenti che dovrebbero segnare l’inizio di una nuova fase amministrativa e politica, occasioni nelle quali il confronto tra maggioranza e opposizione dovrebbe svolgersi nel segno del rispetto reciproco e del ruolo istituzionale affidato dagli elettori. Le sedute inaugurali dei consigli comunali nascono proprio con questo obiettivo: dare avvio al nuovo percorso amministrativo e fissare le basi del dibattito democratico che accompagnerà l’intera legislatura.

Non sempre, però, il clima resta confinato alla dialettica politica. A volte bastano poche parole per spostare l’attenzione dai temi amministrativi alle polemiche, trasformando una normale discussione istituzionale in un caso destinato a far discutere ben oltre i confini dell’aula. Quando il confronto si fa personale e il linguaggio utilizzato viene percepito come offensivo, il dibattito pubblico finisce inevitabilmente per concentrarsi sulle modalità dello scontro più che sui contenuti.
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Le frasi contestate durante la seduta

È quanto accaduto a Montorio al Vomano, in provincia di Teramo, dove la prima seduta del nuovo consiglio comunale si è trasformata in un acceso caso politico. Al centro della vicenda ci sono alcune frasi attribuite al sindaco Fabio Altitonante e rivolte alla consigliera di opposizione Alessia Nori, sua avversaria nella recente corsa alla carica di primo cittadino.

Secondo quanto denunciato dal Partito Democratico, durante il dibattito il sindaco avrebbe pronunciato nei confronti dell’esponente della minoranza la frase: “Prendi la scopa per imparare a fare qualcosa”. Un’affermazione che ha immediatamente innescato una dura reazione politica e che viene definita dai democratici come un attacco di carattere sessista.

Nella ricostruzione fornita dal partito, il confronto sarebbe stato caratterizzato anche da ripetute interruzioni dell’intervento della consigliera. Tra le espressioni finite al centro delle contestazioni figura inoltre la frase: “Non hai preso neppure i voti dei parenti”, pronunciata durante il dibattito consiliare.

La dura reazione del Partito Democratico

L’episodio ha spinto il Partito Democratico di Teramo a intervenire con una nota ufficiale firmata dal segretario provinciale Robert Verrocchio. Nel documento, i democratici condannano con fermezza quanto accaduto durante la seduta inaugurale, parlando di un comportamento incompatibile con il ruolo istituzionale ricoperto da chi guida un’amministrazione comunale.

Per il segretario provinciale, quanto avvenuto rappresenta “una grave ferita per la democrazia locale e per il rispetto che si deve alle istituzioni”. Una presa di posizione che punta l’attenzione non soltanto sul contenuto delle frasi contestate, ma anche sul contesto nel quale sarebbero state pronunciate, ovvero l’aula del consiglio comunale.

La solidarietà del partito è stata espressa direttamente nei confronti di Alessia Nori, indicata come destinataria di attacchi che, secondo i democratici, avrebbero superato il perimetro del normale confronto politico.

Il richiamo ai precedenti in provincia

Nella nota diffusa dal Partito Democratico emerge anche un altro elemento ritenuto particolarmente significativo. Secondo i rappresentanti del partito, il caso di Montorio al Vomano non sarebbe un episodio isolato ma si inserirebbe in una serie di vicende analoghe registrate recentemente nelle assemblee civiche del territorio teramano.

I democratici richiamano infatti altri casi avvenuti nei comuni di Isola del Gran Sasso e Atri, sostenendo che quanto accaduto nelle ultime ore rappresenti il terzo episodio documentato legato a insulti sessisti o a situazioni riconducibili alla violenza di genere verificatosi all’interno delle istituzioni locali della provincia.

Un quadro che, secondo il partito, evidenzierebbe l’esistenza di un problema culturale più ampio e trasversale, capace di andare oltre il singolo episodio e di investire direttamente il tema del rispetto nei confronti delle donne impegnate nella vita pubblica e politica.

La richiesta di scuse pubbliche

Nel suo intervento, Robert Verrocchio ha rivolto un appello diretto al sindaco, chiedendo che vengano formulate pubbliche scuse nei confronti della consigliera e dell’intera comunità cittadina.

“Il rispetto non si impone con il machismo da quattro soldi, si guadagna solo con lo spessore democratico”, ha dichiarato il segretario provinciale, sottolineando come chi ricopre incarichi pubblici debba rappresentare un esempio anche attraverso il linguaggio utilizzato nel confronto politico.

Alla condanna si sono associati anche il segretario regionale Daniele Marinelli e la portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche, Roberta Tomasi, che hanno ribadito la gravità dell’accaduto.

“Le parole rivolte a lei dal sindaco – chiosano il segretario regionale Daniele Marinelli e la portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche, Roberta Tomasi – rappresentano un episodio che non può essere derubricato a semplice scontro politico o a una battuta infelice. Sono insulti che arrivano da chi dovrebbe essere esempio di ben altro”.

Parole che hanno ulteriormente alimentato il dibattito attorno alla vicenda e che riportano al centro dell’attenzione il tema del rispetto istituzionale, del linguaggio utilizzato nelle sedi pubbliche e del ruolo che gli amministratori sono chiamati a svolgere all’interno delle comunità che rappresentano.

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