
L’alba non aveva ancora del tutto dissipato l’umidità della notte quando il silenzio di un quartiere apparentemente tranquillo è stato spezzato dal rumore inconfondibile dei motori accesi e dai passi pesanti delle forze dell’ordine. Per anni quelle mura avevano custodito segreti, protetto ideali radicali e rappresentato un punto di riferimento invalicabile per chi rifiutava l’autorità dello Stato, ma quella mattina il tempo a disposizione è scaduto improvvisamente. All’interno della struttura i pochi presenti hanno capito subito che non si trattava di un controllo di routine e si sono preparati a una resistenza disperata, trasformando oggetti quotidiani in armi improvvisate, mentre all’esterno la tensione saliva rapidamente con l’arrivo dei primi sostenitori. Quello che sembrava solo l’ennesimo sgombero di uno spazio occupato era in realtà l’epilogo di una complessa indagine che mirava a smantellare una cellula eversiva ben più strutturata e pericolosa.
Il blitz della Digos e la resistenza nel centro sociale
La maxi operazione della polizia di Stato è scattata nella mattinata di martedì 16 giugno 2026, portando all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sette persone, di cui cinque trasferite in carcere e due poste ai arresti domiciliari. Gli indagati sono pesantemente indiziati di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. Il fulcro operativo dell’intervento sul campo ha riguardato il centro sociale Bencivenga Occupato, situato nel quartiere di Montesacro, utilizzato secondo gli inquirenti come una vera e propria base logistica dal gruppo anarco-insurrezionalista. Al momento dell’irruzione le forze dell’ordine hanno trovato all’interno dello stabile sei soggetti che hanno opposto una strenua resistenza per impedire l’accesso dei reparti. Durante le prime concitate fasi dello sgombero gli occupanti hanno bersagliato gli agenti con un fitto lancio di libri, olio e acqua bollente. Nonostante i momenti di forte tensione la situazione è stata faticosamente riportata sotto controllo e, intorno a mezzogiorno, circa cinquanta simpatizzanti si sono radunati all’esterno dell’edificio in segno di protesta e solidarietà. Una volta completata l’evacuazione della struttura, le autorità hanno immediatamente attivato una ditta specializzata per procedere alla muratura degli accessi e impedire così eventuali tentativi di nuove occupazioni repentine.
Le perquisizioni e il sequestro del materiale sensibile
L’attività giudiziaria non si è limitata allo sgombero della sede di Montesacro ma si è estesa capillarmente attraverso 18 perquisizioni domiciliari mirate a carico di altrettanti indagati appartenenti alla medesima galassia anarchica. Le operazioni di polizia giudiziaria si sono protratte per l’intera mattinata e hanno permesso di rinvenire e porre sotto sequestro una grande quantità di materiale documentale. Gli investigatori hanno trovato manuali specifici per il compimento di azioni di sabotaggio e altri documenti ritenuti estremamente sensibili per la sicurezza pubblica. Nel corso delle perquisizioni all’interno dello stabile occupato sono stati inoltre identificati altri due militanti dell’area anarco-insurrezionalista, per i quali sono state avviate le procedure legali finalizzate alla denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. Tutto il materiale cartaceo e informatico rinvenuto è stato catalogato e sarà sottoposto a una profonda analisi da parte degli specialisti per verificare l’esistenza di ulteriori progetti criminosi in fase di pianificazione.
I dettagli della maxi indagine e i sabotaggi ferroviari
La complessa attività investigativa che ha portato ai provvedimenti restrittivi odierni ha svelato una rete ben strutturata con ramificazioni che superano i confini cittadini, estendendosi in diverse zone del territorio nazionale e mantenendo contatti anche a livello internazionale. Per questa ragione le indagini hanno visto il pieno coinvolgimento e il coordinamento della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. I capi d’imputazione contestati agli arrestati sono pesantissimi e vanno dall’attentato a impianti di pubblica utilità fino all’interruzione di pubblico servizio. In particolare, due dei soggetti finiti in manette sono ritenuti i responsabili materiali del grave attentato compiuto il 14 febbraio scorso, quando alcuni ordigni rudimentali furono piazzati sulla linea ferroviaria dell’Alta Velocità Roma-Firenze. Quell’azione di sabotaggio aveva provocato pesanti disagi alla circolazione dei treni e causato danni materiali quantificati in ben 455 mila euro. L’attentato era stato successivamente rivendicato con un comunicato ufficiale pubblicato sul portale d’area noblogs, un elemento che ha fornito agli investigatori importanti spunti per stringere il cerchio attorno alla cellula eversiva romana.
La reazione delle istituzioni e il destino dello stabile
L’esito dell’operazione ha suscitato l’immediata reazione dei vertici politici e istituzionali, a partire dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il quale ha espresso la propria soddisfazione attraverso i canali social. Il titolare del Viminale ha confermato che il centro anarchico Bencivenga Occupato veniva utilizzato come base logistica strategica da alcuni dei soggetti arrestati nell’ambito dell’operazione che ha permesso di sgominare la rete eversiva. Il ministro ha inoltre ricordato che l’immobile era occupato abusivamente dal lontano 2001 e che al suo interno gli investigatori hanno rinvenuto numeroso materiale che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi. Attualmente sono in corso tutte le procedure tecniche necessarie per la definitiva messa in sicurezza dello stabile e per la sua formale riconsegna al Comune di Roma, proprietario legittimo del bene, segnando così la parola fine su oltre vent’anni di occupazione illegale in un clima cittadino che resta comunque di massima allerta per la gestione dell’ordine pubblico.


