
Nuovi guai giudiziari per Irene Pivetti. L’ex presidente della Camera rischia un ulteriore processo dopo che la Procura di Milano ha notificato la chiusura delle indagini sulla maxi fornitura di mascherine anti-Covid acquistate dalla Cina durante l’emergenza sanitaria del 2020.
L’inchiesta, aperta ormai sei anni fa e passata tra le procure di Roma, Busto Arsizio e Milano, riguarda una commessa del valore complessivo di 35 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, però, sarebbe stato consegnato materiale per un valore di appena 10 milioni di euro, costituito in parte da dispositivi di qualità inferiore rispetto a quelli pattuiti e recanti un presunto marchio CE falso.
Coinvolti anche la figlia e il genero
Al centro dell’indagine c’è la Only Italia Logistics, società della quale Pivetti è stata amministratrice delegata dal 2018 al 2022, anno del fallimento dell’azienda.
Oltre all’ex esponente della Lega, risultano indagate altre otto persone, tra cui la figlia Ludovica Pivetti, il genero Camil Grimaldi e l’imprenditore Luciano Mega.
Le accuse contestate, a vario titolo, sono frode nelle pubbliche forniture, bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio. Complessivamente i capi d’imputazione formulati dagli inquirenti sono 67.
Le contestazioni sulle mascherine
Secondo uno dei capi d’accusa, nel 2020 Irene Pivetti, in qualità di legale rappresentante della società, insieme alla figlia e al genero avrebbe consegnato 1.780 mascherine Ffp2 provenienti dalla Cina che sarebbero risultate «del tutto diverse da quelle oggetto del contratto».
L’indagine contesta inoltre la commercializzazione di altre 91 mila mascherine, considerate dagli investigatori non conformi ai requisiti necessari per essere immesse sul mercato.
Con la notifica della chiusura delle indagini, gli indagati avranno ora la possibilità di presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. Successivamente i pubblici ministeri Giovanni Tarzia e Roberta Amadeo decideranno se chiedere il rinvio a giudizio.
La precedente condanna
Per Irene Pivetti non si tratta dell’unico procedimento giudiziario aperto. Nel dicembre 2025 la Corte d’Appello aveva confermato la condanna a quattro anni di reclusione per evasione fiscale e autoriciclaggio.
Quel processo riguardava operazioni commerciali risalenti al 2016 per un valore di circa 10 milioni di euro, legate alla compravendita di tre Ferrari Granturismo. Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza e della Procura, tali operazioni sarebbero state utilizzate per riciclare somme provenienti da illeciti fiscali.
La posizione dell’ex presidente della Camera resta comunque al vaglio dell’autorità giudiziaria e, fino a un’eventuale sentenza definitiva, vale il principio della presunzione di innocenza.


