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“Sono di destra e grato a Meloni”. Rai, caos ai piani alti: l’ha ammesso! È polemica

Pubblicato: 17/06/2026 16:50

Le parole pronunciate nel corso di un recente evento pubblico hanno sollevato un vero e proprio polverone all’interno della principale testata giornalistica della televisione pubblica italiana. La rivendicazione della propria appartenenza politica, unita a dichiarazioni di profonda stima e gratitudine nei confronti del capo del governo in carica, ha acceso un dibattito accesissimo che valica i confini della redazione e investe direttamente il tema cruciale dell’indipendenza dell’informazione. Il clima tra i corridoi si è fatto immediatamente teso, dando vita a una spaccatura interna e a prese di posizione molto dure da parte degli organismi di rappresentanza sindacale.

Le origini della polemica

Le dichiarazioni che hanno originato il caos sono state rilasciate da Gian Marco Chiocci, attuale direttore del Tg1, durante un’intervista registrata per l’emittente Telenord all’interno del format Incontri al Palazzo del Melograno. Il giornalista, approdato alla guida del telegiornale di Rai 1 proprio in concomitanza con l’insediamento dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, ha ammesso senza esitazioni di essere profondamente di destra e ha sottolineato il legame di amicizia che lo unisce alla premier. Oltre a dichiararsi grato alla presidente del Consiglio per il ruolo che oggi ricopre, il direttore ha voluto rimarcare che il capo del governo non esercita alcuna ingerenza nella linea editoriale della testata, affermando che la leader politica non mette becco nelle scelte giornalistiche e si fida della gestione attuale.

Le reazioni nella redazione

La presa di posizione del direttore non è passata inosservata e ha scatenato un’immediata reazione all’interno della stessa struttura giornalistica. Caterina Proietti, componente del comitato di redazione del Tg1, ha preso carta e penna indirizzando una lettera critica ai propri colleghi. L’esponente sindacale ha evidenziato come tali affermazioni rischino di calpestare la dignità professionale di chi ha costruito la storia della testata. Secondo la tesi espressa nella missiva, il fatto che la presidenza del Consiglio non intervenga solo in virtù di un rapporto di fiducia personale con il direttore apre enormi interrogativi sul reale livello di autonomia e indipendenza che il giornalismo della tv di Stato dovrebbe garantire rispetto a qualunque esecutivo. La dura lettera ha inoltre messo in luce una spaccatura interna all’organismo di rappresentanza, evidenziando il silenzio degli altri membri del comitato di redazione.

Il duro attacco del sindacato

A dare manforte alle critiche interne è intervenuto direttamente l’UsigRai, il sindacato delle giornaliste e dei giornalisti del servizio pubblico, che ha diffuso una nota ufficiale dai toni per nulla concilianti. Nel comunicato viene ribadito con forza che il Tg1 non deve essere grato a nessun presidente del Consiglio e non necessita della fiducia della politica, se non nella misura in cui deve rispondere a ogni singolo cittadino italiano. L’organizzazione sindacale ha espresso profondo stupore per i contenuti dell’intervista, elogiando la reazione immediata di quei redattori che hanno scelto di difendere l’autonomia professionale come un valore irrinunciabile. Il sindacato ha ricordato che il legame storico tra la testata e i telespettatori non è una questione legata agli ultimi anni o agli attuali assetti di potere, sottolineando la necessità che l’equidistanza e la trasparenza dell’informazione rimangano protette da qualsiasi legame personale con esponenti politici di ogni schieramento.

Nonostante la totale distanza dai contenuti espressi dal direttore, l’UsigRai ha comunque voluto sottolineare la sincerità delle sue parole, interpretandole come una conferma esplicita di quanto il sindacato denuncia da moltissimo tempo in merito al controllo esercitato dai governi sulle nomine dei vertici aziendali. La speranza espressa nella nota della rappresentanza sindacale è che questo episodio possa finalmente fungere da scossa per l’intero sistema televisivo pubblico, spingendo la classe politica a modificare la legge sulla governance della Rai. L’obiettivo finale dichiarato rimane quello di attuare una riforma strutturale capace di sottrarre definitivamente l’azienda e i suoi telegiornali all’influenza e all’oppressione dei partiti.

Il percorso professionale del direttore

La carriera di giornalista di Gian Marco Chiocci si è sviluppata per lungo tempo attraverso collaborazioni importanti, tra cui spicca l’esperienza presso Il Giornale. Nel corso della sua attività professionale ha firmato inchieste di grande impatto mediatico, come quelle relative al crac della Parmalat, alle vicende di Monte dei Paschi di Siena e alla nota vicenda della casa di Montecarlo che coinvolse Gianfranco Fini. Più recentemente, è stato l’autore dell’intervista all’allora ministro Gennaro Sangiuliano che portò alla luce gli elementi decisivi per le successive dimissioni del componente del governo. Nel duemilaventitré ha fatto il suo ingresso in Rai con un contratto a tempo determinato, assumendo direttamente la direzione della testata principale. Il suo nome era stato al centro di diverse indiscrezioni giornalistiche nei mesi passati, che lo indicavano come un possibile candidato a lasciare la guida del telegiornale per assumere il ruolo di portavoce ufficiale della presidenza del Consiglio.

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Ultimo Aggiornamento: 17/06/2026 17:03

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