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Maturità 2026, la traccia sui confini divide. In classe arriva il sociologo vicino a Orbán

Pubblicato: 18/06/2026 10:08

La Maturità 2026 porta tra i banchi una delle questioni più controverse del dibattito contemporaneo: il valore dei confini e delle frontiere. Tra le tracce del testo argomentativo proposte agli studenti compare infatti un brano del sociologo ungherese-britannico Frank Furedi, autore del saggio I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere.

La scelta non è passata inosservata. Furedi è infatti considerato uno degli intellettuali più vicini alle posizioni critiche verso la globalizzazione e il progressivo superamento delle identità nazionali. La sua presenza tra le tracce dell’esame di Stato è destinata ad alimentare il confronto politico e culturale, soprattutto per i suoi attuali legami con il mondo che ruota attorno al premier ungherese Viktor Orbán.

La tesi di Furedi

Nel passaggio proposto agli studenti, il sociologo sostiene che l’abbattimento indiscriminato dei confini geografici, culturali e morali non abbia prodotto la libertà promessa dai sostenitori della società globale. Al contrario, avrebbe finito per privare gli individui di punti di riferimento essenziali per orientarsi nel mondo contemporaneo.

Secondo Furedi, la capacità di tracciare e riconoscere delle linee di demarcazione non rappresenta necessariamente una forma di chiusura. Le frontiere, nella sua interpretazione, possono essere uno strumento utile per garantire la sopravvivenza delle società democratiche e favorire la costruzione di una solida identità collettiva.

La riflessione si inserisce nel più ampio dibattito sulla crisi del modello globalizzato emerso negli ultimi decenni. Per l’autore, il sogno di un mondo completamente fluido e privo di limiti si sarebbe rivelato in parte un’illusione, incapace di rispondere al bisogno di appartenenza espresso da molte comunità nazionali.

Chi è il sociologo scelto per l’esame

Nato a Budapest nel 1947, Furedi lasciò l’Ungheria con la famiglia dopo la rivoluzione del 1956. Dopo un periodo in Canada si trasferì nel Regno Unito, dove ha sviluppato la propria carriera accademica fino a diventare professore emerito di Sociologia all’Università del Kent.

Negli anni si è fatto conoscere per le sue analisi sulla cosiddetta “cultura della paura” e per le sue critiche a diversi aspetti della modernità occidentale. Oggi dirige un think tank con sede a Bruxelles sostenuto dal governo ungherese, circostanza che ha contribuito ad associarne il nome all’universo culturale e politico costruito da Orbán.

Proprio questo elemento rende particolarmente significativa la scelta della traccia. Come avviene tradizionalmente negli esami di Stato, il testo non viene proposto come verità da condividere, ma come spunto per sviluppare un ragionamento autonomo. Resta però il fatto che migliaia di studenti italiani sono stati chiamati a confrontarsi con un tema che negli ultimi anni è diventato centrale nel confronto tra sostenitori della globalizzazione e difensori delle identità nazionali.

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