
Undici mesi fa Roberto Vannacci escludeva categoricamente l’ipotesi di fondare un proprio partito. Oggi quelle dichiarazioni tornano d’attualità, alla luce del crescente peso politico conquistato dall’europarlamentare della Lega, protagonista di uno dei risultati elettorali più significativi delle ultime elezioni europee.
Intervistato da Carmine Abate nel podcast Politigram, l’ex generale aveva risposto senza esitazioni a chi gli chiedeva se intendesse avviare una nuova formazione politica. «Lo esclude di fare un suo partito? Certamente che lo escludo», aveva dichiarato.
Eh, non c'è nulla da fare. A destra hanno successo solo i migliori bugiardi di prima categoria.
Ascoltate cosa diceva Vannacci solo pochi mesi fa.#Vannacci pic.twitter.com/JGzXh9rAL0
— Stefano (@Stefano173456) June 18, 2026
All’epoca Vannacci era reduce dal successo elettorale alle Europee, dove aveva raccolto un numero record di preferenze, e dalla notorietà ottenuta grazie al libro “Il mondo al contrario”, diventato un caso editoriale e politico.
Nel corso dell’intervista, l’eurodeputato aveva espresso una visione molto personale della politica, prendendo le distanze dall’idea che essa sia principalmente l’arte del compromesso. Secondo Vannacci, il compito della politica dovrebbe essere quello di conquistare il consenso dei cittadini e tradurre quel consenso in azione concreta.
Ripercorrendo il risultato ottenuto alle urne, il generale aveva spiegato di non essere rimasto sorpreso dal successo elettorale. A suo dire, durante la campagna aveva percepito una forte condivisione delle sue idee, accompagnata da curiosità ed entusiasmo da parte dell’elettorato.
Pur riconoscendo l’importanza del consenso ricevuto, Vannacci aveva sottolineato di considerarlo soltanto un punto di partenza. L’obiettivo, aveva spiegato, era proseguire lungo un percorso politico più ampio senza tradire la fiducia accordata dagli elettori.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguardava proprio le indiscrezioni su una possibile uscita dalla Lega. Vannacci sosteneva che quelle voci fossero alimentate soprattutto dagli avversari politici, interessati a creare tensioni all’interno del centrodestra.
Secondo il parlamentare europeo, la nascita di un nuovo partito avrebbe comportato rischi elevati. Da un lato, la difficoltà di affermarsi in un panorama politico dove molti movimenti nascono e scompaiono rapidamente; dall’altro, il pericolo di indebolire la coalizione di centrodestra sottraendole consenso.
Proprio su questo punto Vannacci si era spinto oltre, ipotizzando che un suo eventuale partito avrebbe potuto ottenere una quota significativa di voti ma al prezzo di frammentare l’area politica di riferimento. Per questo, concludeva, aveva scelto di non seguire quella strada, respingendo l’idea di trasformarsi in una figura destinata a dividere il centrodestra e rivendicando una strategia orientata alla compattezza della coalizione.


