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Meloni abbassa i toni con Trump: “Non possiamo permetterci una rottura con gli Stati Uniti”

Pubblicato: 21/06/2026 07:21

Dopo giorni di tensioni e scambi durissimi con Donald Trump, Giorgia Meloni prova a riportare il confronto sul terreno della diplomazia. La presidente del Consiglio, rientrata a Roma dopo gli ultimi impegni internazionali, avrebbe infatti dato indicazione ai suoi di chiudere la fase dello scontro pubblico e di lavorare per evitare che la crisi con Washington si trasformi in una vera frattura politica e istituzionale. Dietro le quinte del governo la consapevolezza è chiara. Se da un lato il confronto con il presidente americano ha rafforzato l’immagine della premier sul piano interno, dall’altro una rottura con il principale alleato dell’Italia avrebbe conseguenze molto più profonde e difficili da gestire. In gioco non ci sono soltanto gli equilibri politici internazionali, ma anche gli interessi economici, commerciali e strategici del Paese.

Nelle ultime ore, secondo quanto emerge da ambienti vicini all’esecutivo, sarebbe arrivato un preciso invito alla prudenza. Dopo la risposta pubblica alle parole di Trump, considerata necessaria per difendere il ruolo delle istituzioni italiane, Palazzo Chigi avrebbe scelto di non alimentare ulteriormente la polemica. La frase pronunciata dalla premier, «non tornerò più sull’argomento», viene letta proprio come il segnale di una volontà di raffreddare lo scontro. L’obiettivo sarebbe quello di evitare che il duro botta e risposta degli ultimi giorni comprometta definitivamente rapporti costruiti in decenni di collaborazione tra Roma e Washington.

La linea di Palazzo Chigi

Sul tavolo pesano infatti gli oltre cento miliardi di euro di interscambio commerciale tra i due Paesi, il ruolo strategico delle basi americane presenti in Italia e la collaborazione militare all’interno della Nato. Elementi che rendono particolarmente delicato qualsiasi deterioramento dei rapporti politici. Per questo motivo, nella cerchia della premier, il messaggio sarebbe quello di fermare l’escalation e tentare una ricucitura prima che lo scontro assuma dimensioni difficili da controllare.

Anche il tema del consenso interno viene osservato con attenzione. Alcuni esponenti della maggioranza ritengono che la contrapposizione con Trump abbia consentito a Meloni di occupare il centro della scena politica, oscurando altre figure emergenti del centrodestra. Tuttavia la valutazione prevalente resta quella della prudenza. Nessun vantaggio nei sondaggi potrebbe compensare un danno strutturale alle relazioni tra Italia e Stati Uniti.

Il ruolo di Mattarella e il caso del 4 luglio

La situazione viene seguita con attenzione anche dal Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrebbe manifestato preoccupazione per l’evoluzione della vicenda, condividendo la necessità di evitare una rottura con gli Stati Uniti pur nel rispetto della dignità delle istituzioni italiane. Un equilibrio delicato che Palazzo Chigi sarebbe chiamato a mantenere nelle prossime settimane.

Un primo segnale concreto sarebbe arrivato dalla questione delle celebrazioni del 4 luglio, festa nazionale americana. Nelle ore successive alle dichiarazioni di Trump, diversi esponenti della maggioranza avevano ipotizzato di disertare il tradizionale ricevimento organizzato dall’ambasciata statunitense a Villa Taverna. Una posizione che nelle ultime ore sarebbe stata superata. L’orientamento del governo è infatti quello di garantire la presenza dell’esecutivo all’evento. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo un colloquio con la presidente del Consiglio, ha avuto un contatto telefonico con il segretario di Stato americano Marco Rubio, confermando la volontà di mantenere aperto il dialogo.

L’appuntamento decisivo potrebbe però arrivare già nelle prossime settimane. Al vertice Nato previsto ad Ankara il 7 e l’8 luglio, Meloni e Trump dovrebbero ritrovarsi faccia a faccia dopo giorni di tensioni che hanno messo alla prova uno dei rapporti politici internazionali più importanti per il governo italiano.

Frena anche la missione nello Stretto di Hormuz

Nel frattempo Palazzo Chigi avrebbe deciso di rallentare anche sulla missione italiana nello Stretto di Hormuz. Secondo fonti di governo, si stava lavorando per portare in Parlamento già nei primi giorni di luglio il voto relativo all’impiego dei cacciamine italiani nell’area. Nelle ultime ore, però, sarebbe arrivata l’indicazione di attendere.

Alla base della scelta ci sarebbero sia l’incertezza che continua a caratterizzare il Medio Oriente sia la volontà di valutare con attenzione l’evoluzione dei rapporti con Washington prima di assumere decisioni operative. Una prudenza che conferma come, dopo la fase dello scontro pubblico, il governo stia cercando di riportare la vicenda su un piano più istituzionale. Perché se la polemica politica può essere gestita, una crisi diplomatica permanente tra Italia e Stati Uniti rappresenterebbe uno scenario che nessuno a Palazzo Chigi sembra disposto a considerare.

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