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“Senza di lui!”. Il sondaggio che gela Vannacci: chi festeggia

Pubblicato: 22/06/2026 08:07

L’eventuale ingresso di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale nella coalizione di centrodestra continua ad alimentare il confronto politico in vista delle prossime elezioni. A far discutere sono i risultati di un sondaggio realizzato da Antonio Noto, secondo cui l’operazione, almeno sul piano elettorale, potrebbe produrre effetti molto diversi da quelli che una semplice somma dei consensi farebbe immaginare.

Secondo l’analisi, infatti, l’apporto di una forza politica accreditata di circa il 6% non si tradurrebbe automaticamente in un rafforzamento della coalizione. Al contrario, l’alleanza potrebbe generare una redistribuzione dei voti tale da ridurre o addirittura annullare il vantaggio competitivo del centrodestra rispetto agli avversari.
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Lo scenario con Futuro Nazionale in coalizione

Le rilevazioni mostrano che, nel caso in cui Futuro Nazionale entrasse formalmente nel perimetro del centrodestra, i due principali schieramenti politici finirebbero sostanzialmente in equilibrio. La coalizione composta dai partiti di governo raggiungerebbe il 45%, mentre il cosiddetto campo largo si attesterebbe sullo stesso livello.

Un risultato che evidenzia come l’inserimento della formazione guidata da Vannacci non garantirebbe un incremento netto dei consensi complessivi. L’elemento determinante sarebbe rappresentato dalle reazioni di una parte dell’elettorato moderato, che potrebbe non condividere una presenza strutturale del generale all’interno della coalizione.

In questa ipotesi, Fratelli d’Italia registrerebbe una flessione, passando dal 29% al 27%. Anche Forza Italia perderebbe terreno, scendendo dal 7,5% al 6,5%, mentre Noi Moderati vedrebbe ridursi sensibilmente il proprio peso elettorale. Una contrazione riguarderebbe inoltre la Lega, che lascerebbe sul campo mezzo punto percentuale.

Il vantaggio del “liberi tutti”

Lo scenario che emerge come più favorevole al centrodestra è invece quello di una corsa autonoma di Futuro Nazionale. In questo caso il movimento di Vannacci conquisterebbe il 6% dei consensi, mentre la coalizione senza di lui arriverebbe al 45,5%.

Sul fronte opposto, il campo largo si fermerebbe al 42%, determinando un vantaggio di 3,5 punti percentuali per il centrodestra. Una differenza significativa che, secondo il sondaggio, deriverebbe proprio dalla capacità di mantenere distinti i diversi bacini elettorali, evitando fenomeni di allontanamento tra gli elettori più moderati.

Anche per Futuro Nazionale la scelta dell’autonomia sembrerebbe più redditizia. Le stime attribuiscono infatti al movimento un consenso del 6% in caso di corsa solitaria, mentre l’ingresso nella coalizione ne ridurrebbe il peso al 4%, con una perdita di circa un terzo dei voti potenziali.

Lo spostamento dei voti verso il centro

L’analisi evidenzia inoltre un possibile trasferimento di consensi verso formazioni centriste e moderate qualora l’alleanza tra centrodestra e Futuro Nazionale diventasse realtà.

Alcuni partiti collocati nell’area centrista registrerebbero infatti una crescita, beneficiando dell’allontanamento di quegli elettori che non si riconoscerebbero in una coalizione caratterizzata da un ruolo più incisivo di Vannacci. Si tratterebbe di un movimento di voti capace di modificare gli equilibri complessivi senza aumentare realmente la forza dello schieramento che accoglie il nuovo alleato.

Parallelamente, anche alcune forze riconducibili all’area del campo largo potrebbero ottenere un incremento dei consensi, intercettando una parte dell’elettorato in uscita dal centrodestra.

Affluenza e conseguenze sugli equilibri politici

Tra gli effetti rilevati dal sondaggio figura anche una possibile diminuzione della partecipazione al voto. L’affluenza stimata passerebbe infatti dal 61% al 59% nel caso di un accordo tra il centrodestra e Futuro Nazionale.

Un altro dato significativo riguarda il Movimento 5 Stelle, che risulterebbe penalizzato dalla nuova configurazione politica. Le stime indicano una riduzione dei consensi dall’attuale 13% all’11,5%, con una perdita di un punto e mezzo percentuale.

La conclusione dell’analisi suggerisce quindi cautela nell’interpretazione dei numeri. In politica, l’aggiunta di un partito a una coalizione non produce necessariamente un aumento proporzionale dei consensi. Le dinamiche elettorali, influenzate dalle percezioni degli elettori e dagli spostamenti tra diverse aree politiche, possono infatti trasformare un’operazione apparentemente vantaggiosa in un risultato molto diverso dalle aspettative iniziali.

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