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“Dodici anni di carcere”. Sorelline ritrovate, cosa succede

Pubblicato: 22/06/2026 17:37

Si aggrava la posizione della madre di Alisya e Sarah, delle due sorelle ritrovate nella serata di domenica 21 giugno a Formia, in provincia di Latina, dopo 15 giorni di assenza dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in Abruzzo. All’alba sono stati fermati anche il compagno della donna e il nonno delle minori con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.

I tre sono stati interrogati nel corso della notte negli uffici della Procura della Repubblica di Sulmona dal procuratore capo Luciano D’Angelo. Al termine degli accertamenti, secondo quanto emerso, sono stati trasferiti in carcere in attesa dei successivi sviluppi dell’inchiesta.

Le due bambine sono state rintracciate all’interno dell’abitazione di una lontana parente materna, un’anziana di 80 anni residente a Formia. La donna risulta indagata a piede libero, mentre gli investigatori continuano a ricostruire la rete di persone che avrebbe potuto contribuire a nascondere le minori durante il periodo di allontanamento.

L’indagine resta aperta e non si esclude il coinvolgimento di altri soggetti. Gli inquirenti stanno infatti approfondendo ogni aspetto della vicenda per accertare eventuali responsabilità e verificare come sia stato possibile mantenere segreta la presenza delle due sorelle per oltre due settimane.

Per chiarire i possibili sviluppi giudiziari del caso, Fanpage.it ha raccolto il parere dell’avvocato Daniele Bocciolini, penalista esperto in diritto penale minorile e consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma. Secondo il legale, l’ipotesi di reato contestata dalla Procura appare, allo stato attuale delle indagini, quella più coerente con gli elementi emersi.

«L’articolo 605 del Codice penale punisce chiunque privi una persona della libertà personale», ha spiegato l’avvocato. Nel caso in cui il fatto venga commesso ai danni di un minore, la pena può arrivare fino a 12 anni di reclusione, una circostanza che rende particolarmente delicata la posizione degli indagati.

Bocciolini ha inoltre evidenziato la differenza tra il reato di sequestro di persona e quello di sottrazione di minore. Nel primo caso, l’ordinamento tutela la libertà personale della vittima; nel secondo, invece, viene protetto il diritto-dovere dei genitori e delle autorità competenti di esercitare la responsabilità genitoriale. «I due reati possono anche concorrere», ha precisato il legale nell’intervista pubblicata da Fanpage.it.

Per quanto riguarda l’anziana che avrebbe ospitato le bambine, l’avvocato ritiene che la scelta di non applicare misure restrittive possa essere legata sia all’età della donna sia alla necessità di approfondire il suo effettivo grado di consapevolezza. «Resta comunque indagata», ha osservato, sottolineando che saranno gli accertamenti a chiarire il suo eventuale ruolo nella vicenda.

Sul futuro delle due sorelle, infine, peseranno le valutazioni dell’autorità giudiziaria minorile. Secondo Bocciolini, la volontà espressa dalle bambine di vivere con la madre era già stata presa in considerazione nei procedimenti civili precedenti. Tuttavia, qualora le accuse dovessero essere confermate, la posizione della donna potrebbe aggravarsi ulteriormente. «I figli non sono proprietà dei genitori e i provvedimenti dell’autorità giudiziaria devono essere rispettati», ha concluso il legale.

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