
Un’analisi a tutto campo, sospesa tra le delicate fibrillazioni della geopolitica internazionale e le spigolose dinamiche delle riforme istituzionali interne. Sullo sfondo di un dibattito pubblico sempre più polarizzato, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato la rotta dell’esecutivo, affrontando senza filtri le questioni più calde dell’attualità politica. Intervistata dal direttore del quotidiano Maurizio Belpietro durante l’evento ‘Il giorno de La Verità’, la premier ha innanzitutto spento le polemiche relative al presunto irrigidimento dei rapporti con l’amministrazione americana, scaturito da alcune recenti frizioni mediatiche con il leader repubblicano.
L’inquilina di Palazzo Chigi ha voluto sgomberare immediatamente il campo da letture distorte o ricostruzioni maliziose circolate sulle piattaforme social nelle ultime ore. “Sono rimasta sinceramente colpita” da Donald Trump, ha ammesso con fermezza la premier, aggiungendo che “quando l’ho detto ero estremamente sincera. Ho letto le varie ricostruzioni, con presunti video che sarebbero diventati virali in cui il mio atteggiamento poteva sembrare assertivo, piuttosto di ricostruzioni che racconterebbero di” un modo per “distogliere l’attenzione dall’andamento dei negoziati sull’Iran, riportando l’attenzione sulle difficoltà in ambito Nato”, peraltro “si è allargato il fronte nelle ultime ore ad altri paesi..”. Con pragmatismo, ha poi tagliato corto: “Non so se possono essere vere, ho già detto e ribadito che non intendo continuare ad alimentare questo confronto”. Per Meloni, l’asse strategico della penisola rimane immutato: “Non cambio idea, la politica estera italiana sarà quella degli ultimi 80 anni: mantenere solido il rapporto tra Usa e Ue è quello su cui si basa la forza dell’Occidente”.
La stabilità dell’alleanza atlantica e i dossier mediorientali
A chi paventa un possibile raggelamento dell’asse Roma-Washington, la leader di Fratelli d’Italia risponde blindando la tenuta storica delle istituzioni. “Non vedo rischi di contraccolpo” nei rapporti Italia-Usa dopo le ultime uscite di Donald Trump, ha rassicurato la premier, spiegando che “sono due sistemi che hanno una storia di cooperazione talmente antica e solida che non è che si cancella e ridiscute per una discussione sui social media”. A riprova di questa vitalità, Meloni ha citato i costanti flussi dell’export e la recente missione del ministro della Difesa Guido Crosetto al Pentagono. Pur difendendo la scelta diplomatica di Antonio Tajani di posticipare un viaggio istituzionale per lanciare un segnale di fermezza, ha chiarito che l’esecutivo sarà regolarmente presente a Villa Taverna nel pieno rispetto delle diplomazie. L’invito finale è a superare le narrazioni superficiali: “Dobbiamo riportare i termini della politica estera alla profondità cui devono stare, parliamo di politica estera come fosse Temptation Island ma è più complessa, lo dico per i meme che vedo girare”.
Spostando lo sguardo sui complessi scenari mediorientali, in particolare sul delicato braccio di ferro atomico, Meloni ha espresso un cauto ottimismo, ponendo però paletti invalicabili a tutela della sicurezza globale. Il fulcro del negoziato deve rimanere “il destino del nucleare iraniano: non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio. Noi non ce lo possiamo permettere, i termini dell’accordo su questo devono essere chiari. Nessun paese della regione può e deve sentirsi minacciato, vale per Israele ma anche per i Paesi del Golfo”.
Un’attenzione altrettanto strategica è stata riservata alla tutela delle rotte commerciali marittime. “La chiusura di Hormuz ha impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino navigazione, non solo per lo snodo che Hormuz rappresenta ma anche per il precedente che un controllo sullo Stretto di Hormuz comporta”, ha avvertito la premier, paventando il rischio di un precedente pericoloso: “Se consentissimo il pagamento di un pedaggio agli iraniani a Hormuz, ci troveremmo in un mondo in cui ogni passaggio può essere considerato come un’arma. È la ragione per cui abbiamo dato la disponibilità, in uno scenario di pace, a una missione per garantire libertà di navigazione: servirebbe l’autorizzazione del Parlamento ma credo che l’Italia dovrebbe fare la sua parte”. Inoltre, ha annunciato l’intenzione di coordinare un’azione congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron nel prossimo vertice intergovernativo per valorizzare il ruolo italiano nel teatro libanese.
Le riforme interne, la legge elettorale e i conti con l’opposizione
Il dibattito si è poi inevitabilmente spostato sulla politica domestica, dove il progetto di riforma della legge elettorale rappresenta il principale terreno di scontro con le opposizioni. La premier ha difeso a spada tratta l’impianto del premierato e della stabilità governativa, respingendo le accuse di voler favorire la propria coalizione. Secondo l’analisi di Meloni, la riforma serve a garantire la governabilità a chiunque ottenga la maggioranza dei voti dei cittadini, eliminando i passati giochi di palazzo.
La presidente del Consiglio non ha risparmiato stoccate ironiche ai leader del centrosinistra, ironizzando sulle divisioni interne al cosiddetto campo largo e difendendo i provvedimenti economici del governo. Replicando alle critiche di Matteo Renzi in materia fiscale, ha rivendicato le scelte coraggiose dell’esecutivo, comprese le misure che hanno coinvolto gli istituti di credito: “Quando chiedi a questi signori quali tasse abbiamo aumentato non sanno rispondere, perché noi le tasse le abbiamo diminuite. A meno che a Renzi non dispiaccia, e non potrei escluderlo, che delle tasse le abbiamo aumentate, ossia quelle su banche e assicurazioni. Questo è un governo che in manovra ha chiesto alle banche di darci una mano per aiutare le persone in difficoltà. E ringrazio le banche. C’è gente che si definisce di sinistra ma quando ha governato di sinistra non è”. Anche sul “caso” legato a Roberto Vannacci, la premier ha liquidato la questione come un tentativo di distrazione mediatica da parte degli avversari politici.
Un capitolo finale, dai tratti particolarmente severi, è stato dedicato ai primi esiti emersi dai lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia. La premier si è detta profondamente turbata da quanto sta venendo alla luce: “Mi sono fatta l’idea che bisogna fare chiarezza. Per quello che posso, seguo marginalmente” i lavori della commissione Covid ma “stanno uscendo cose inquietanti: persone improvvisate a cui vengono pagati milioni, qualcuno faceva affari mentre l’Italia migliore cercava di combattere il virus”. Meloni ha denunciato un sistema di presunte pressioni commerciali, concludendo con una dura riflessione sull’attenzione della stampa: “Se ti fossi rifiutato di pagare laute commesse non avresti avuto la possibilità di operare nelle mascherine ma saresti incappato in una serie di vessazioni. Al di lilla dei profili penali e senza voler fare polemica politica, rimango colpita che in Italia si sia speso molto più inchiostro sulle relazioni sentimentali di Gennaro Sangiuliano piuttosto sulle centinaia milioni di soldi degli italiani, mentre la gente soffriva, per fare affari facili in un periodo difficile”.


