
Il potere, le relazioni politiche, soprattutto a livello internazionale, abbisognano di una serietà di approccio, in particolare tra persone la cui confidenza personale è relativa. Nessuno deve snaturarsi, ma avere invece il massimo dell’autocontrollo. Scoppiare in fragorose, e non opportune, risate ad una cena di presentazione di famiglie non genera empatia, ma perplessità. A maggior ragione a livello internazionale, dove non si rappresenta se stessi ma gli interessi di milioni di persone oltre che l’atteggiamento di uno Stato.
La nostra presidente del consiglio, se si esamina il book fotografico di tutte le sue visite internazionali, ha via via ceduto ad una evidente civetteria confidenziale, fatta di sguardi, riduzione della distanza prossemica e posture corporee, che cercano di personalizzare fortemente i colloqui. Lo fanno tutte le donne? Non vediamo simili pose dalla Von der Lyen, dalla Kallas o dalla Merkel, temuta e rigida ex premier tedesca, figuriamoci della conservatrice austera Tatcher. Non si vuole trasformare al tempo del Grande Fratello, o di Temptation Island, come ha commentato Meloni, la nostra premier in una Golda Meir. Ma da una brava e preparata politica, che ha chiesto di chiamarla al maschile “Signor Presidente”, richiamando rispetto formale, ci aspetteremmo altre modalità di postura colloquiale.
AI tempi di Breznev c’era addirittura il bacio in bocca, come quello immortalato con Honecher, ma quello era un rito di sodalità dell’impero sovietico. Non vogliamo fare maschilismo, anche Berlusconi aveva posture poco formali e tendenti al lasciarsi andare, come le braccia allargate davanti a Michelle Obama. Ma tutto questo a livello internazionale viene percepito non bene. Il livello globale, la babele di lingue, guarda più alle foto, alle posture, agli atteggiamenti fisici, che ai discorsi scritti dai ghost writer. Per questo i felpati democristiani alla Andreotti erano cosi rigidi e seriosi nelle visite estere, ma anche nei discorsi in parlamento. Perché volevano fare dimenticare ai competitors internazionali che eravamo il paese percepito di pizza&mandolino. Eravamo diventati la quinta potenza industriale mondiale.
Eravamo “seriamente” competitivi, ora lo siamo meno di allora, ma cercare di compensare con soft power confidenziale, civettuolo e personalistico, non è il giusto modo. Soprattutto se ci si confronta con guitti e bulli, alla Trump o Elon Musk. Le foto e le posture dicono tutto in politica internazionale, che non è la trattoria Costanza, quelle di Yalta o di Camp David, sono eloquenti, serie e comprensive dei propri ruoli nazionali e dei riflessi internazionali. Selfie, video social, lasciamoli alle soubrette. Meloni è determinata e brava, non ceda, non alla femminilità, ci mancherebbe, ma alla civetteria ruffiana. Non le serve, e non le si addice. Né a lei né a noi.


