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I rischi dell’IA secondo Leone XIV. Gli esseri umani diventeranno strumenti?

Pubblicato: 24/06/2026 12:57

Gli esperti ritengono che la giornata nera delle Borse mondiali sia dipesa dai un calo di fiducia nelle prospettive dell’Intelligenza Artificiale. O meglio, per chiarezza, delle aziende quotate che se ne occupano. Agli investitori, e agli speculatori nei mercati finanziari, sarebbe venuto il dubbio che dopo un periodo di crescita galoppante, la tendenza potrebbe invertirsi e, dunque, è bene vendere e incassare.

È sempre difficile capire perché i mercati decidano di voltare pagina. Girano notizie riservate ma tuttavia trapelate? Può essere. Forse un giorno lo sapremo. D’altra parte già da domani il vento potrebbe cambiare. Chi ha incassato, calate le quotazioni, potrebbe tornare a investire, guadagnando ancora. Certo è che i gruppi industriali che stanno lavorando sul tech investono miliardi convinti che il futuro sia già scritto.

Forse ne era convinto anche Thomas Davenport che nel 1834 costruì il primo veicolo elettrico. Funzionava male, ma l’inventore del Vermont fu precursore. Le prime realmente funzionanti risalgano al 1890. Nel 1907 erano diffusissime a Indianapolis. E lo sviluppo dell’elettrico proseguì, fino a quando, negli anni Venti, fu inventato il motorino di avviamento elettrico per i motori a scoppio. E fu la fortuna di Henry Ford.

Le elettriche sono tornate in auge, ma tutti sappiamo che qualche problema c’è. Riusciremo anche in Italia e in Europa creare una rete per consentire di cambiare al volo la batteria invece di ricaricarla? Forse. Lo stesso “forse” riguarda il futuro della IA, o AI, se si preferisce l’inglese. Tutto è incerto. In fondo le vetture elettriche sono rinate. Mentre i dirigibili transatlantici furono archiviati.

Tornando all’oggi, è curioso che questo martedì nero della borsa mondiale riguardi l’AI. Non sarà archiviata, e anzi si svilupperà e probabilmente diventerà indispensabile per le generazioni future. Anche se qualche riflessione è necessaria su come inciderà sulla vita degli essere umani.

Non per caso Leone XIV, il primo Papa americano della storia, ha deciso di scrivere Magnifica humanitas. Lettera e ciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Non è, per chiarezza, un testo di condanna. Piuttosto è una profonda riflessione tra l’umanità e i cambiamenti che nei tempi che scorrono. Cioè su come la modernità debba essere gestita come uno strumento per migliorare, non come uno strumento per subire. Papa Leone XIV fa riferimento innanzitutto al predecessore Leone XIII, che nel 1891, mentre le relazioni tra gli uomini stavano cambiando grazie alla rivoluzione industriale, scrisse la Rerum novarum, cardine della dottrina sociale della Chiesa. Anche l’Intelligenza Artificiale prospetta una rivoluzione. E non sappiamo dove arriverà. Perché le “moderne intelligenze artificiali sono […] più coltivate che costruite: gli sviluppatori non ne progettano direttamente ogni dettaglio, bensì creano un’architettura sulla quale l’IA  cresce. Di conseguenza, aspetti scientifici fondamentali […] rimangono al momento sconosciuti. Si manifesta pertanto l’urgenza di un duplice impegno: da un lato, un approfondimento della ricerca scientifica, dall’altro, un esercizio di discernimento morale e spirituale”.

L’IA, comprende Leone XIV, offre “benefici concreti in numerosi campi. E tuttavia, questa potenza resta legata esclusivamente al trattamento dei dati: le intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilità. Non hanno neppure in coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono in sé il peso delle conseguenze”.

In fondo anche ai mercati finanziari oggi in difficoltà non conoscono il bene e il male. E certo la sfiducia delle borse non dipende dalla morale. In ogni caso, il Papa non condanna l’IA, ma avverte. Ci sono dei rischi e bisogna conoscerli, comprenderli. Altrimenti può accadere che gli esseri umani finiscano per diventare degli strumenti, invece di essere capaci di utilizzare gli strumenti per il bene comune.

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