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“Le mie figlie vogliono…”. Sorelle ritrovate, la madre parla così dal carcere: è polemica

Pubblicato: 24/06/2026 15:33

Prosegue l’inchiesta sul caso delle due sorelle allontanatesi dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e ritrovate nei giorni scorsi a Formia. Al centro dell’attenzione c’è ora la posizione della madre, Valentina D’Acunto, detenuta nel carcere di Teramo con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.

Durante un incontro con la garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Monia Scalera, la donna avrebbe espresso il desiderio di poter riabbracciare al più presto le proprie figlie. «Voglio rivederle e stare con loro», avrebbe dichiarato, manifestando forte preoccupazione per la situazione familiare che si è venuta a creare.

Secondo quanto riferito dalla garante, la detenuta starebbe vivendo un momento di grande difficoltà emotiva. Scalera ha spiegato che l’ingresso improvviso in carcere rappresenta sempre una fase particolarmente delicata e che, per questo motivo, la situazione viene costantemente monitorata dal personale penitenziario.

La garante ha inoltre sottolineato come la donna sia circondata dalla solidarietà delle altre detenute e stia ricevendo attenzione e supporto all’interno dell’istituto. Un contesto che, secondo Scalera, sta contribuendo ad aiutarla ad affrontare le prime settimane di detenzione.

Nonostante ciò, emerge un elemento che colpisce gli osservatori del caso. La stessa garante ha infatti dichiarato di avere l’impressione che Valentina D’Acunto non abbia ancora piena consapevolezza della gravità delle contestazioni mosse nei suoi confronti dalla magistratura.

Nel corso del colloquio, la donna avrebbe più volte chiesto aiuto, affidandosi alla garante affinché possa fare tutto il possibile per assisterla. Un atteggiamento che, secondo chi segue la vicenda, rifletterebbe lo stato di smarrimento legato all’improvviso coinvolgimento nell’indagine.

Oltre alla madre, risultano detenuti anche Vincenzo Esposito, compagno della donna, e Marco D’Acunto, padre della stessa. I due uomini si trovano nel carcere di Sulmona e sono anch’essi accusati di sequestro di persona aggravato in concorso nell’ambito della stessa vicenda.

Fonti penitenziarie riferiscono che anche i due indagati avrebbero mostrato incredulità rispetto alla misura cautelare subita. Un atteggiamento considerato frequente tra persone alla loro prima esperienza detentiva e che potrebbe indicare una percezione ancora parziale delle conseguenze giudiziarie del caso.

Intanto il dibattito si concentra anche sul futuro delle due ragazze e sul diritto dei minori a essere ascoltati nelle decisioni che li riguardano. Sul tema è intervenuta la garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, che ha ribadito l’importanza di riconoscere ai giovani il diritto di esprimere la propria volontà nei procedimenti che incidono direttamente sulla loro vita, soprattutto quando si tratta di scelte legate all’affidamento e alla convivenza familiare.

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