
Il militare e blogger russo Aleksandr Lunin, diventato noto per le sue denunce sulle presunte violenze all’interno dell’esercito, è stato arrestato dopo la diffusione di un video in cui chiedeva di essere ricevuto da Vladimir Putin per raccontare «tutta la verità» su quanto starebbe accadendo al fronte in Ucraina.
Secondo quanto emerso, il fermo è arrivato pochi giorni dopo la pubblicazione del filmato, diventato virale con oltre dieci milioni di visualizzazioni in appena ventiquattro ore. Nel video Lunin denunciava presunte torture, maltrattamenti e abusi ai danni dei soldati russi, sostenendo di voler riferire personalmente tutto al presidente. Il militare aveva anche lanciato un duro avvertimento, affermando che, in caso di mancato incontro con Putin, l’esercito avrebbe potuto «rivolgere le armi contro il Cremlino».
Le accuse e il fermo
Nei confronti di Lunin è stato aperto un procedimento amministrativo con l’accusa di esibizione di simbologia estremista o nazista, reato che secondo la legislazione russa può comportare fino a quindici giorni di detenzione. Il tribunale non ha reso pubblici ulteriori dettagli sul provvedimento, mentre su un canale Telegram collegato al militare era comparsa la notizia di una detenzione di undici giorni.
Le prime indiscrezioni sull’arresto erano circolate già nelle ore successive alla pubblicazione del video. A dare l’allarme era stata la moglie del soldato, che aveva raccontato sui social delle perquisizioni effettuate nell’abitazione di famiglia mentre il marito era partito per Mosca ed era improvvisamente diventato irreperibile. Successivamente la donna ha confermato che il marito era vivo, senza aggiungere altri particolari.
Chi è Aleksandr Lunin
Veterano della guerra in Ucraina, Lunin è seguito da oltre 300 mila follower su Instagram ed è conosciuto per i numerosi video nei quali denuncia i presunti abusi subiti dai reduci e dai militari russi. Secondo il blogger, molti soldati impegnati al fronte gli invierebbero filmati e testimonianze che documenterebbero violenze e maltrattamenti da parte dei propri comandanti, materiale che intendeva consegnare direttamente a Putin.
Nei giorni scorsi il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva dichiarato che la presidenza russa era a conoscenza dell’esistenza del video ma non ne aveva ancora esaminato il contenuto, definendo comunque le affermazioni di Lunin caratterizzate da «formulazioni piuttosto strane».


