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L’Etna si risveglia con violenza: esplosioni, nube di cenere e allerta rossa. La situazione

Pubblicato: 05/07/2026 10:58

L’Etna torna a dare spettacolo con una nuova fase eruttiva caratterizzata da esplosioni, intensa emissione di cenere vulcanica e un rapido incremento dell’attività ai crateri sommitali. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha innalzato il livello di allerta per l’aviazione al VONA rosso, mentre la Protezione Civile della Regione Sicilia ha attivato la fase operativa locale di allarme per l’elevata probabilità di fontane di lava nelle prossime ore.

Scatta il VONA rosso

Secondo il bollettino diffuso dall’INGV, il codice VONA (Volcano Observatory Notice for Aviation) è stato portato da arancione a rosso, il massimo livello previsto per la sicurezza del traffico aereo.

L’Osservatorio Etneo segnala una forte attività stromboliana ai crateri sommitali, accompagnata da un’intensa emissione di cenere. Al momento non è ancora possibile quantificare con precisione l’altezza della colonna eruttiva, ma i sistemi di monitoraggio visivo e termico confermano un deciso aumento dell’attività. Contestualmente è stato dichiarato il livello F1, che indica un’alta probabilità dell’imminente sviluppo di fontane di lava.

Il Cratere Voragine sempre più attivo

L’INGV comunica che intorno alle 05:45 UTC sono iniziate emissioni di cenere dalla bocca situata sull’alto fianco orientale del Cratere Voragine.

L’attività si è intensificata attorno alle 06:45 UTC, dando origine a una nube eruttiva alta circa 1,5 chilometri sopra la cima del vulcano, sospinta dai venti verso i settori Sud e Sud-Sud-Est. I modelli previsionali indicano che la dispersione della cenere continuerà a interessare le aree meridionali nelle prossime ore.

Attività in crescita dopo i fenomeni dei giorni scorsi

Negli ultimi giorni il Cratere Voragine aveva già mostrato segnali di crescente irrequietezza. L’attività stromboliana era infatti proseguita senza interruzioni, mentre il flusso lavico iniziato il 26 giugno da una bocca posta a quota 3.030 metri si è progressivamente esaurito fino a cessare il 4 luglio.

Tra il 2 e il 3 luglio si era inoltre formato un secondo piccolo flusso lavico, sviluppatosi tra la bocca stromboliana e quella effusiva e arrestatosi dopo aver percorso poco più di cento metri.

Tremore vulcanico ai massimi dell’episodio

L’INGV evidenzia che l’ampiezza media del tremore vulcanico continua a mantenersi su valori elevati, con una costante tendenza all’aumento.

Alle 06:30 UTC è stato registrato il valore massimo dall’inizio di questo episodio eruttivo. Il centroide delle sorgenti del tremore resta localizzato nell’area della Voragine, a circa 3.000 metri di quota.

L’attività infrasonica risulta generalmente contenuta, ma nelle ultime ore ha fatto registrare alcuni picchi di forte intensità. Le sorgenti principali sono concentrate nella Voragine, mentre una più debole attività è stata osservata anche nell’area del Cratere di Nord-Est.

Nessuna deformazione significativa del vulcano

Le reti di monitoraggio dedicate alle deformazioni del vulcano non mostrano, al momento, variazioni rilevanti. L’INGV segnala tuttavia alcune modifiche registrate dalla stazione clinometrica sommitale ECPN, con variazioni di circa 0,3 microradianti fino alle 07:30 UTC, e dalla stazione dilatometrica DRUV, che ha evidenziato una decompressione di circa 8 nanostrain fino alle 07:00 UTC, dati che confermano l’evoluzione dell’attuale fase eruttiva.

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