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Meloni-Trump, la resa dei conti è ad Ankara: cosa c’è davvero dietro lo scontro

Pubblicato: 07/07/2026 07:54

Giorgia Meloni e Donald Trump si ritroveranno faccia a faccia al vertice Nato di Ankara, in un clima reso particolarmente teso dalle recenti polemiche tra Roma e Washington. L’incontro arriva dopo settimane di schermaglie a distanza culminate con l’ultimo attacco del presidente americano, che su Truth ha pubblicato un meme raffigurante i due leader accompagnato dalla provocatoria frase: “Serve un ordine restrittivo”. Da Palazzo Chigi, anche questa volta, nessuna replica ufficiale.

La scelta del governo italiano è ormai chiara: evitare di alimentare lo scontro con il presidente degli Stati Uniti. Una strategia già adottata dopo il G7 di Evian, quando Trump aveva criticato apertamente la premier, accusandola di aver offerto un sostegno insufficiente nella crisi con l’Iran e descrivendola come una leader in cerca di visibilità. In quell’occasione Meloni aveva risposto con un video sui social, ribadendo che né lei né l’Italia “implorano nessuno”. Da allora, però, Palazzo Chigi ha preferito abbassare i toni.

Un altro segnale di questa linea è arrivato il 2 luglio, durante i festeggiamenti dell’Independence Day organizzati dall’ambasciata americana a Villa Taverna. Meloni ha scelto di non partecipare personalmente, ma ha inviato una delegazione di alto livello composta dai vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, confermando la volontà di preservare il rapporto strategico con gli Stati Uniti nonostante le tensioni politiche.

Nelle ultime ore alcune ricostruzioni giornalistiche avevano ipotizzato che il nuovo affondo di Trump fosse collegato alla telefonata tra Meloni e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, durante la quale la premier avrebbe chiesto di evitare che il summit Nato si trasformasse in una passerella per il leader americano. Una versione che Palazzo Chigi ha smentito con decisione, precisando che nel colloquio non si è mai parlato di Trump.

Tra le interpretazioni che circolano negli ambienti della maggioranza prende invece quota una lettura politica più ampia. Secondo fonti di governo, il sostegno manifestato da Trump nei confronti di Roberto Vannacci potrebbe inserirsi in una strategia volta a rafforzare i movimenti della destra sovranista europea, contribuendo a modificare gli attuali equilibri politici del continente.

Dal governo italiano arrivano comunque dichiarazioni improntate alla prudenza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha ricordato che il rapporto tra Italia e Stati Uniti resta solido e va oltre le vicende personali dei leader. Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, mentre il vicepremier Antonio Tajani ha difeso la scelta del silenzio come la strategia più efficace per tutelare una relazione fondamentale sotto il profilo politico, economico e strategico. Più sintetico Matteo Salvini, che ha preferito non alimentare ulteriormente la polemica.

Al di là dello scontro mediatico, il vertice Nato di Ankara si concentra soprattutto sulla questione della spesa per la difesa, tema prioritario per l’amministrazione Trump. Durante il summit l’Alleanza renderà noti i dati aggiornati sugli investimenti militari dei Paesi membri, un passaggio destinato a misurare il livello di impegno dei singoli alleati.

L’Italia si presenterà con un piano che prevede di raggiungere entro il 2028 una spesa complessiva pari al 2,8% del Pil tra difesa e sicurezza. Nel dettaglio, il governo punta al 2,09% destinato alla difesa tradizionale e a un ulteriore 0,71% dedicato a cybersicurezza, energia, protezione delle infrastrutture e controllo delle frontiere. Un incremento graduale che, tuttavia, resta distante dall’obiettivo del 5% del Pil indicato dalla Nato come traguardo di lungo periodo.

Il summit di Ankara si annuncia quindi decisivo su due fronti. Da una parte ci sarà l’atteso incontro tra Meloni e Trump, osservato per capire se le tensioni diplomatiche delle ultime settimane potranno rientrare. Dall’altra, il confronto sui nuovi obiettivi della Nato e sugli investimenti nella difesa rappresenterà il vero banco di prova per i Paesi alleati. Più che le polemiche sui social, saranno infatti i numeri sulla spesa militare a determinare gli equilibri politici all’interno dell’Alleanza Atlantica nei prossimi anni.

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