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Avvelenate con la ricina, è svolta: “Convocato in procura!”

Pubblicato: 09/07/2026 10:19

Il caso del duplice omicidio di Campobasso, che ha visto come drammatiche vittime Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi, sembra essere arrivato a una svolta decisiva. Le due donne sono state uccise tramite avvelenamento da ricina, una sostanza tossica letale che fin da subito ha indirizzato le indagini verso una pista complessa e dai contorni inquietanti. Nelle ultime ore, secondo quanto trapelato da fonti qualificate vicine alla procura di Larino, gli inquirenti avrebbero compiuto significativi passi in avanti e progressi importanti che potrebbero portare a breve alla risoluzione del giallo. Nonostante l’ottimismo che si respira tra gli investigatori, il procuratore mantiene la massima cautela e il fascicolo d’indagine risulta ancora aperto contro ignoti, il che significa che nessuna persona è stata al momento iscritta formalmente nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio.

Il segreto confidato al parroco e la crisi matrimoniale

Le ultime tappe dell’attività investigativa si sono concentrate sulla ricostruzione della vita privata di Antonella Di Ielsi, con particolare attenzione alle settimane precedenti il decesso. Un ruolo centrale in questa fase è assunto da don Stefano Fracassi, il parroco di Pietracatella che per molto tempo è stato il confessore della donna. Il sacerdote è stato ascoltato nuovamente dagli inquirenti, questa volta non nella questura del capoluogo molisano ma direttamente all’interno degli uffici della procura. Durante i colloqui sarebbe emerso un dettaglio di fondamentale importanza per definire il movente del delitto. Antonella Di Ielsi avrebbe infatti scoperto un segreto sconvolgente sul marito, Salvatore Di Vita, un elemento talmente grave da spingerla a prendere la decisione irrevocabile di chiedere la separazione legale. Questo trauma familiare avrebbe alterato profondamente gli equilibri domestici, trasformando il contesto privato in un potenziale scenario del crimine.

Le indagini sulle chat e il ruolo dell’amica

A confermare la volontà della donna di porre fine al proprio matrimonio ci sarebbero alcune prove documentali rintracciate all’interno dei dispositivi telefonici. Gli investigatori hanno recuperato una chat in cui Antonella si rivolgeva a una sua stretta amica per chiedere con insistenza il nominativo di un avvocato specializzato in diritto di famiglia. Proprio questa figura amicale è finita al centro della tempesta giudiziaria. Se in un primo momento la donna aveva categoricamente escluso l’esistenza di tensioni o liti all’interno del nucleo familiare, le analisi tecniche sui telefoni hanno smentito la sua versione dei fatti. Per questo motivo la procura ha deciso di iscriverla nel registro degli indagati con la pesante accusa di favoreggiamento, ritenendo che abbia deliberatamente nascosto informazioni cruciali e tentato di proteggere qualcuno omettendo la verità sui reali rapporti tra i coniugi.

Il cerchio si stringe attorno a tre sospettati

L’attenzione degli investigatori non si limita alle testimonianze, ma si sta focalizzando su una rosa estremamente ristretta di profili. Il campo dei potenziali responsabili si sarebbe infatti ridotto a tre persone specifiche, nello specifico un uomo e due donne, la cui posizione è ora al vaglio millimetrico delle forze dell’ordine. Nelle scorse giornate la questura di Campobasso ha ospitato un vero e proprio viavai di persone informate sui fatti. Tra i vari interventi spicca la deposizione di un conoscente di Salvatore Di Vita, il quale si è presentato spontaneamente davanti agli inquirenti per rilasciare dichiarazioni ritenute di grande interesse per lo sviluppo del caso. I prossimi passaggi della magistratura punteranno a sviscerare ulteriormente le dinamiche relazionali e familiari della cerchia più stretta delle vittime, mentre si attendono con trepidazione i risultati definitivi degli accertamenti scientifici sui reperti biologici.

I viaggi all’estero e i festeggiamenti sospetti

Accanto alla pista del movente passionale o familiare, i magistrati stanno esaminando alcuni comportamenti anomali registrati subito dopo la tragedia. Sotto la lente d’ingrandimento è finito un viaggio oltreconfine intrapreso da alcuni soggetti molto vicini alla famiglia Di Vita soltanto pochi giorni dopo la celebrazione dei funerali delle due donne. L’obiettivo delle forze dell’ordine è capire i motivi reali e la tempistica esatta di questo spostamento improvviso. Un altro elemento che ha destato forte perplessità è l’organizzazione di una festa a Campobasso, avvenuta a ridosso del dramma e promossa da una persona storicamente legata sia a Sara sia ad Antonella. Sebbene questi episodi non costituiscano ancora delle prove schiaccianti di colpevolezza, rappresentano comunque delle anomalie di comportamento che i pubblici ministeri intendono chiarire prima di formulare i capi d’accusa definitivi.

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