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Beatrice si poteva salvare: emerge la verità shock dall’autopsia

Pubblicato: 09/07/2026 13:42

La piccola Beatrice, la bambina di 2 anni trovata morta il 9 febbraio scorso nell’abitazione della madre a Bordighera, si sarebbe potuta salvare se fosse stato richiesto tempestivamente l’intervento dei soccorsi. È quanto emerge dai risultati dell’autopsia, che delineano un quadro drammatico sulle condizioni della bambina prima del decesso.

Per la sua morte sono detenuti con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte la madre, Emanuela Aiello, e il compagno della donna, Emanuel Iannuzzi, che hanno sempre respinto ogni addebito dichiarandosi innocenti.

Il colpo alla testa e l’emorragia cerebrale

L’esame autoptico, eseguito dal professor Francesco Ventura, consulente della Procura, alla presenza dei consulenti di parte, avrebbe accertato che la causa della morte è stata una grave emorragia cerebrale acuta, provocata da un colpo alla testa.

Sebbene la relazione definitiva non sia stata ancora depositata, dalle prime indiscrezioni emerge che il trauma sarebbe avvenuto al massimo 48 ore prima del decesso. Questo significa che la bambina si trovava già nell’abitazione di Perinaldo, insieme alla madre, alle sorelline e al compagno della donna, quando ha iniziato ad accusare i primi sintomi.

Secondo quanto emerso, un intervento sanitario tempestivo avrebbe potuto offrirle concrete possibilità di sopravvivenza.

Altre due emorragie interne

L’autopsia ha inoltre evidenziato altre due emorragie, una a livello della parete intestinale e una ai reni.

Lesioni che non sono risultate direttamente responsabili della morte, ma che, secondo gli esperti, avrebbero potuto diventare fatali con il passare del tempo se la bambina non fosse deceduta prima a causa del trauma cranico.

La bambina era denutrita

Tra gli elementi più inquietanti emersi dalla perizia c’è anche lo stato di malnutrizione della piccola.

I medici hanno infatti riscontrato una steatosi epatica da malnutrizione, una patologia che si sviluppa quando l’organismo non riceve un adeguato apporto di proteine o è sottoposto a prolungati periodi di denutrizione.

Secondo gli specialisti, la condizione non si sarebbe sviluppata negli ultimi mesi di vita, ma sarebbe stata il risultato di una situazione protratta per circa un anno, incompatibile con le normali condizioni di crescita e assistenza di una bambina di due anni.

Le conclusioni definitive dell’autopsia saranno depositate nelle prossime settimane e rappresenteranno uno degli elementi centrali dell’inchiesta coordinata dalla Procura.

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