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Adinolfi dal carcere attacca: “Invidio Lavitola, per lui due pesi e due misure”

Pubblicato: 11/07/2026 00:10

Mario Adinolfi, agli arresti nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta truffa legata alla cosiddetta Scommessa Collettiva e all’evasione fiscale, ha diffuso una nota attraverso il suo pool difensivo nella quale mette a confronto la propria vicenda giudiziaria con quella dell’imprenditore Valter Lavitola, indagato nell’inchiesta sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci.

Le dichiarazioni arrivano dopo la notizia della perquisizione nell’abitazione del factotum di Lavitola. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’imprenditore sarebbe stato pronto a partire per l’Africa, dove si troverebbe già il suo collaboratore, ritenuto dagli investigatori l’anello di collegamento tra Lavitola, considerato il presunto mandante dell’attentato a Ranucci, e i quattro presunti esecutori materiali.

A Lavitola vengono contestate, a vario titolo, le ipotesi di reato di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. Si tratta di accuse che dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario.

L’attacco al sistema mediatico e giudiziario

Nella nota, Adinolfi sostiene di essere stato trattato diversamente rispetto a Lavitola.

«Il sistema mediatico e giudiziario italiano è adorabile nell’applicazione sistematica dei due pesi e delle due misure. Invidio Valter Lavitola che, accusato di un reato lievissimo, mandante di strage, è lasciato tranquillamente a piede libero dalla Procura di Roma anche se avrebbe fatto scappare il suo complice factotum in Camerun ed era pronto a fuggire lui stesso», afferma.

Secondo Adinolfi, la differenza risiederebbe anche nel modo in cui i media raccontano le rispettive vicende: «Può giocare la carta jolly: il suo amico Sigfrido Ranucci. E così per lui sui giornali scattano i condizionali, mentre il pm lo ascolta a piede libero e quello si avvale pure della facoltà di non rispondere. Io, evidentemente accusato di reati più gravi di strage, sono stato arrestato e mi mettono il braccialetto elettronico».

“Per me la condanna è già stata emessa”

Nel comunicato, Adinolfi lamenta anche quella che definisce una disparità nel trattamento mediatico.

«Ai giornali sono state passate istantaneamente e illegalmente tutte le carte della Procura di Roma. Quotidiani e tg emettono sentenze già definitive di condanna, per me niente uso del condizionale», scrive, aggiungendo che la sua immagine sarebbe già stata compromessa dall’esposizione mediatica del caso.

Infine conclude: «Invidio Lavitola perché se sei amico di Ranucci e vai a cena con Paolo Mieli, puoi essere pure pluripregiudicato mandante di una strage, ma il sistema mediatico e giudiziario ti tratta con i guanti bianchi. A me toccano la sentenza già emessa urbi et orbi dai media, la definizione di soggetto pericoloso per via delle orrende scommesse e ovviamente arresti, più braccialetto elettronico. Quando notate i due pesi e le due misure, così plateali, chiedetevi almeno il perché».

Parallelamente proseguono le indagini sull’inchiesta che ha portato all’arresto di Adinolfi. Secondo gli investigatori, l’indagato si sarebbe fatto consegnare denaro da numerosi privati promettendo rendimenti attraverso un sistema di scommesse, senza che gli investitori ottenessero le vincite prospettate. Anche queste accuse dovranno essere vagliate nel corso del procedimento penale.

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