
L’aula 116 del Tribunale di Napoli si trasforma nel teatro di un drammatico confronto a distanza, dove il dolore indicibile di una madre incrocia lo schermo gelido di un videocollegamento. Si è aperta con una dichiarazione spontanea di Alessio Tucci, 20 anni, reo confesso, l’udienza del processo che si sta celebrando a Napoli per l’omicidio della sua ex fidanzata Martina Carbonaro. Il giovane ha parlato in videocollegamento — modalità a cui è costretto dopo le tensioni tra le due famiglie scoppiate durante la prima udienza — davanti alla madre della vittima, Enza Cossentino, che lo ha osservato con sguardo severo scuotendo la testa mentre le sue parole venivano trasmesse su uno dei monitor dell’aula.
La tensione nel palazzo di giustizia è palpabile, amplificata dal contrasto tra la disperazione silenziosa dei familiari della vittima e il tentativo dell’imputato di giustificare le proprie condotte passate. Visibilmente commosso, il ventenne ha cercato di ridimensionare la portata di alcune prove documentali cruciali precedentemente depositate agli atti. «Mi dispiace per Martina, chiedo scusa ma non perdono, perché non perdono me stesso di questa brutta cosa», ha dichiarato Tucci, tornando anche su un audio già ascoltato nella scorsa udienza: «Io non ho mai minacciato lei e altri. Ho sentito un messaggio che abbiamo sentito alla scorsa udienza – “devi morire per amore” – intendevo dire “come sto soffrendo io devi soffrire tu”, non intendevo cose assurde».
Le scuse alla famiglia e il vuoto della memoria
Il racconto dell’imputato si è poi spostato sulla presunta incapacità di elaborare l’accaduto, un vuoto ricostruttivo che la pubblica accusa e i legali di parte civile considerano incompatibile con la dinamica del delitto. Il giovane ha poi ribadito le proprie scuse alla famiglia della vittima, pur specificando di non riuscire a perdonarsi per un gesto che ha spezzato per sempre una giovane vita. «Continuo a chiedere scusa alla famiglia, perdono no, per questa cosa orrenda. Ancora oggi, è passato un anno, non ho capito cosa sia successo quel giorno, per me è un incubo, non c’è un minuto in cui non penso alla ragazza. Penso cosa sta facendo là fuori, ma lei non c’è più», ha affermato il ventenne visibilmente scosso.
La difesa tenta di fare leva sull’assenza di precedenti penali e sulla condotta regolare del ragazzo prima del tragico evento, mentre l’opinione pubblica attende una sentenza esemplare. Tucci ha concluso il proprio intervento insistendo sul bene provato per Martina e sulla propria disponibilità ad accettare la pena: «Le volevo tantissimo bene, sono consapevole e pagherò fino all’ultimo, ma non ho capito quello che è successo. Ho sempre fatto bene, ho lavorato, non ho capito quello che è successo. Non se lo meritava, adesso mi importa solo di lei che non c’è più, purtroppo è andata così».


