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L’Islam in noi: cosa ci insegna il caso Roggero

Pubblicato: 20/07/2026 13:26

La vicenda del gioielliere Roggero, che entra in carcere a Bollate per duplice omicidio, dovrebbe farci riflettere. Al di là di facili suggestioni, sballottolate tra destra e sinistra, sulle varie interpretazioni del concetto di sicurezza, sulle disquisizioni giuridiche di un’Italia, patria del diritto da millenni, che si ritrova in un profondo stato di ignoranza anche giuridica non nascosta ma orgogliosamente dichiarata, a parte tutto c’è qualcos’altro. Di più profondo, interiore, socio antropologico potremmo dire. C’è un’altra voglia di Islam, di shaarie particolari, di legge del taglione. Con meno indulgenza oseremmo dire, al ladro islamico veniva tagliata una mano se rubava, qui l’esecuzione è improntata a rabbia e frustrazione.

Il principio del Qisas, la legge cosiddetta da noi occidentali del taglione, è una legge molto proporzionale, non è una legge della jungla. Il principio è descritto direttamente nel Corano, come ad esempio nella Sura Al-Ma’ida (5:45): “Una vita per una vita, un occhio per un occhio, un naso per un naso, un orecchio per un orecchio, un dente per un dente, e per tutte le ferite, come per le offese. Ma chi vi rinuncerà per carità, sarà per lui un’espiazione”.

Se passassero le provocazioni legislative della Lega sulla leggittima difesa andremmo verso un liberi tutti, occhio per occhio, ma aumentato dai nostri istinti più impauriti e feroci, che invece di calmierare i delitti probabilmente li aumenterebbe. Ma se un gioielliere, abbastanza fumantino, a cui la questura aveva negato il porto d’armi a causa di precedenti, in preda ad una rabbia non controllabile esce dal negozio e spara, uccidendole, a due persone, di cui una ferita a terra, un merito che scopre la moglie infedele, magari con un amici o un parente, casi molto frequenti, può un domani essere giustificato a lapidarla? Di fatto potrebbe essere ripristinato il delitto d’onore, che in uno stato mediorientale come il nostro ricalcava alcune tradizioni arabe molto presenti in Sicilia e Calabria.

Perché il giustificare gli istinti, anche ferini e primordiali, che permangono in noi dai tempi di Caino, può diventare uno scivolo, un piano inclinato per altri comportamenti umani di largo impatto. Gli stupri per esempio, se l’istinto è da giustificare possono essere salvati dalla legge coloro che ritengono di essere stati istigati e provocati? Cosa c’è di diverso dai comportamenti sociali presenti in Iran o in Siria?


La legge islamica dovendo adattarsi a clima e popoli abbastanza belluini non andava per il sottile, era basica, primogenia se non primordiale. Non c’era tempo per valutazioni giuridiche approfondite, per processi con tre gradi di giudizio e con diritto di difesa. La legge, a quelle latitudini, con quei climi, deve essere veloce, sommaria e comprensibile da anime semplici, con pochi studi, se non ignoranti, a parte il Corano.
Dopo secoli di Voltaire e Russeau, di illuminismo dei diritti, di contratto sociale, di civiltà occidentale, stiamo arrivando a pensare che c’è un Islam tra noi ed anche in noi. Perché l’Islam è più semplice, chiaro, ineludibile. Non da il libero arbitrio, sbagli dunque paghi, puoi morire al cospetto di Allah, non di un giudice terreno e fallace.

Il problema non è Roggero o il pietoso Salvini, il problema è la liberazione delle leggi naturali, senza la mediazione del cogito ergo sum, di migliaia di anni fa che permangono dentro di noi, e che l’Islam traduce cosi bene, tanto da essere molto più diffuso del cristianesimo, che maledice chi uccide e chiede di porgere l’altra guancia, che parla di mitezza e non di odio.
La vicenda Roggero fa capire che Cristo è morto invano, e Maometto vince 2-0 a tavolino.

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