
La elle sta per Lega, ma anche per Lombardia, dove il movimento è nato, e dove oggi ha l’epicentro del suo profondo malessere. Il motivo è palese, non è solo questione di leadership ma di contraddizione profonda. Un partito nato iper localista, fatto di comuni, valli, territorio, parola mitologica, trasformato a tavolino, anzi sui social, in un partito nazionalista sovranista. Tutto questo per seguire algoritmi internazionali, con connessi probabili finanziamenti, forse dovuti alla paura di dover restituire i famosi 49 mln defraudati ai contribuenti.
Un ossimoro politico che oggi, sempre per paura sta scoppiando. La paura, le paure diventate l’unica ideologia dell’ex Carroccio, che invece aveva alla sua base l’orgoglio di razza padana, quella che produce, spende, pretende. Un ribaltamento non politico o culturale, ma proprio antropologico. Un partito che voleva la secessione ora auspica la successione a Salvini. Il nodo gordiano sta nel fatto che sondaggi e legge elettorale proporzionale in votazione porteranno a ridurre ad un terzo, oggi sono 95, gli eletti. E le scialuppe di salvataggio non ci sono, visto che difficilmente la Lega avrà ancora il controllo della potente Regione Lombardia.
Cosa potrebbe accadere? Una rivolta a Pontida? Molto più semplicemente tutti i parlamentari leghisti sanno che a loro il vecchio Rosatellum conviene, assai. Pertanto le vere idi di marzo sono la votazione in commissione al Senato sul Melonellum. Li bastano tre senatori leghisti renitenti alla ormai quasi certa decapitazione per affossare la riforma. E lì verrebbe giù il cielo. Votando con il rosatellum, anche in caso di, a quel punto probabile, sconfitta elettorale aumenterebbe la probabilità di essere eletti, non per tutti, ma è già uno spiraglio di sopravvivenza rispetto a morte certa. Il maggior oppositore interno .di Salvini è proprio il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, capo regionale della Lega in Lombardia. Ed ha alzato in una recente intervista l’antica spada di Alberto da Giussano, mito del Carroccio. Romeo, spalleggiato dal varesotto delle origini Fontana, sa che ora o mai più è arrivata la sua Legnano. Poi diventeranno, fagocitati dal vero filo putinianosovranista Vannacci, un partito alla Cateno De Luca, forti in qualche vallata e basta, meno influenti di una Volkspartei trentina.
La battaglia lombarda è alle porte, con Salvini nelle vesti del Barbarossa. E le battaglie non combattute si trasformano in dissoluzioni certe. È stato cosi per la DC, che in quelle valli aveva prima di loro la maggioranza.


