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Bce, tassi fermi ma cresce l’allarme: “L’autunno sarà decisivo per evitare la stagflazione”

Pubblicato: 23/07/2026 19:56

La Banca centrale europea ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse, confermando il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,65%. Una scelta ampiamente prevista dai mercati, ma che non allontana le preoccupazioni per l’economia dell’Eurozona. Al contrario, gli analisti invitano alla prudenza: la fase più delicata potrebbe essere proprio quella che si aprirà nei prossimi mesi, quando gli effetti del rincaro dell’energia potrebbero riflettersi pienamente sull’inflazione e sulla crescita.

La presidente della Bce Christine Lagarde ha ribadito che non esiste alcun percorso prestabilito per le prossime decisioni. L’istituto continuerà a valutare, riunione dopo riunione, l’andamento dei prezzi, dell’inflazione di fondo e l’efficacia delle misure già adottate, rinviando ogni decisione al prossimo appuntamento di settembre.

L’incognita energia e il rischio stagflazione

Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, il mantenimento dei tassi non rappresenta affatto una buona notizia. «Non c’è da gioire», osserva l’analista, sottolineando come l’incertezza resti elevata e gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia non si siano ancora trasferiti completamente sull’economia reale.

A pesare sono soprattutto le tensioni geopolitiche in Iran e nel Mar Rosso, che continuano a mettere sotto pressione il mercato energetico e le rotte commerciali internazionali. Secondo Tognoli, i maggiori effetti inflazionistici potrebbero manifestarsi proprio nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, rendendo estremamente complesso il compito della Banca centrale.

In questo scenario, un eventuale rialzo dei tassi a settembre rischierebbe di avere un’efficacia limitata. Se l’inflazione è alimentata prevalentemente dall’aumento dei costi dell’energia, una stretta monetaria potrebbe ridurre i prezzi soltanto provocando una forte contrazione dell’attività economica. Una prospettiva che, con una crescita dell’Eurozona vicina allo zero, rischierebbe di trasformarsi in una vera e propria stagflazione, cioè la combinazione di stagnazione economica e inflazione elevata.

I settori che rischiano di più e quelli che possono beneficiare dei tassi elevati

Le decisioni della Bce hanno effetti molto diversi a seconda dei comparti economici. Secondo gli esperti, tra i settori maggiormente penalizzati continuano a figurare il real estate, le utilities, l’automotive europeo e soprattutto le piccole e medie imprese, che dipendono in misura maggiore dal credito bancario per finanziare investimenti e attività.

Tognoli descrive la situazione come «un gatto che si morde la coda»: il costo del denaro rimane elevato proprio mentre la crescita economica rallenta, rendendo più difficile per le aziende investire e sostenere lo sviluppo.

Di segno opposto l’effetto sul settore bancario. Secondo Fabrizio Barini, head of digital marketing di Integrae Sim, un contesto di tassi elevati continua a favorire gli istituti di credito, che raccolgono depositi a costi contenuti e concedono prestiti a condizioni più onerose. Positivo anche il quadro per comparti come energia, difesa, farmaceutica, lusso e consumi premium, che riescono generalmente a trasferire con maggiore facilità gli aumenti dei costi sui prezzi finali.

La Bce prende tempo in vista di settembre

Per Angelo Drusiani, analista finanziario, la scelta di lasciare invariati i tassi dimostra che la Bce ritiene ancora di avere margini di manovra e preferisce attendere nuovi dati prima di intervenire nuovamente. I prossimi due mesi saranno quindi determinanti per comprendere se le tensioni sui prezzi dell’energia avranno effetti duraturi oppure se l’inflazione tornerà gradualmente verso l’obiettivo del 2%.

Il rischio, avverte Drusiani, è quello di un policy mistake, cioè mantenere una politica monetaria troppo restrittiva per un periodo eccessivamente lungo, finendo per trasformare una crescita già debole in una fase di vera stagnazione economica.

Anche Lagarde ha escluso qualsiasi indicazione preventiva sulle decisioni future. La presidente della Bce ha spiegato che il Consiglio direttivo continuerà ad analizzare «la durata, l’intensità e la propagazione dello shock» prima di assumere nuove decisioni, confermando che la riunione di settembre sarà cruciale per valutare l’evoluzione dello scenario economico.

Lagarde esclude l’addio anticipato: “Il capitano resta a bordo”

Nel corso della conferenza stampa, Christine Lagarde ha anche smentito le indiscrezioni su un possibile addio anticipato alla guida della Banca centrale europea prima della scadenza del mandato, prevista per ottobre 2027.

«Quando ci sono nuvole all’orizzonte il capitano resta a bordo, e questo capitano resta sulla barca», ha dichiarato, respingendo le speculazioni sul proprio futuro e ribadendo che la priorità resta garantire la stabilità dei prezzi nell’Eurozona.

Secondo Drusiani, la permanenza di Lagarde rappresenta un elemento di continuità importante in una fase particolarmente delicata. La guida della Bce richiede infatti un difficile equilibrio diplomatico tra i diversi Paesi membri e trovare un successore capace di mantenere la stessa mediazione non sarebbe un compito semplice. Per questo motivo, almeno nel breve periodo, l’attenzione resta concentrata non sul futuro della presidente, ma sulle prossime mosse di politica monetaria che potrebbero determinare l’andamento dell’economia europea nei mesi a venire.

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