
La Corte d’Assise di Busto Arsizio ha condannato all’ergastolo Vincenzo Gerardi, 58 anni, riconosciuto colpevole dell’omicidio della moglie Teresa Stabile, accoltellata a morte il 16 aprile 2025 nel cortile del complesso residenziale di Samarate, in provincia di Varese. La donna fu colpita con 16 coltellate mentre viveva già separata di fatto dal marito, in un appartamento diverso all’interno dello stesso stabile. I giudici hanno accolto integralmente le richieste della Procura, riconoscendo le aggravanti della premeditazione e degli atti persecutori.
La sentenza, pronunciata dalla Corte presieduta da Giuseppe Fazio, recepisce l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero Ciro Caramore. Oltre alla condanna al carcere a vita, il tribunale ha disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 880 mila euro in favore dei familiari della vittima: i genitori, i due figli e la sorella di Teresa Stabile.
Il delitto maturato dopo la scelta di separarsi
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Gerardi avrebbe esercitato per anni un controllo ossessivo sulla moglie, accompagnato da continue condotte di sopraffazione. La situazione sarebbe precipitata quando la donna aveva deciso di interrompere il matrimonio, chiedendo la separazione nel dicembre 2024 dopo 32 anni di vita insieme.
Per la Procura, l’omicidio sarebbe stato il culmine di un comportamento persecutorio protratto nel tempo, sfociato nell’aggressione mortale avvenuta pochi mesi dopo la decisione della donna di lasciare il marito.
La Procura: “La gelosia non attenua la responsabilità”
Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero ha escluso che il delitto possa essere ricondotto a una forma di gelosia patologica. La perizia psichiatrica ha infatti stabilito che l’imputato era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti.
Richiamando la giurisprudenza della Cassazione, il pm ha sostenuto che la gelosia non costituisce un’attenuante, ma può rappresentare un elemento aggravante. A rafforzare l’ipotesi della premeditazione, secondo l’accusa, vi sarebbero anche le lettere lasciate dall’imputato ai figli prima dell’omicidio, ritenute indicative di un progetto omicida e suicidario pianificato in anticipo.


