
Gli scontri avvenuti durante la manifestazione No Tav in Val di Susa continuano ad alimentare lo scontro politico. Dopo gli episodi di violenza che hanno coinvolto le forze dell’ordine, è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha parlato di una “volontà di escalation” da parte dei gruppi più violenti e ha chiesto una risposta unitaria delle istituzioni e delle forze politiche. Il ministro ha espresso solidarietà agli agenti rimasti feriti durante gli scontri, sottolineando la necessità di contrastare con fermezza ogni forma di violenza contro lo Stato.
Piantedosi ha ringraziato poliziotti, carabinieri e militari della Guardia di finanza impegnati nella gestione dell’ordine pubblico, rivolgendo un pensiero particolare agli operatori feriti in Valle di Susa. Secondo il titolare del Viminale, quanto accaduto confermerebbe l’esistenza di una strategia volta ad alzare il livello dello scontro dopo gli episodi registrati nei giorni precedenti.
“La violenza non può essere uno strumento di contrapposizione politica”
Nel suo intervento, il ministro ha sostenuto che gli ultimi fatti dimostrano come alcuni gruppi considerino la violenza un mezzo legittimo di confronto politico, individuando nelle forze dell’ordine il principale bersaglio delle proprie azioni.
Secondo Piantedosi, la determinazione con cui gli agenti continuano a garantire la difesa della legalità avrebbe rafforzato la volontà dei gruppi più radicali di colpirli, nella convinzione che lo Stato non arretrerà nella tutela delle istituzioni democratiche.
L’appello alle forze politiche
Il ministro dell’Interno ha quindi rivolto un appello a tutte le forze politiche e alle istituzioni, chiedendo una presa di posizione “unitaria, netta e senza ambiguità” nei confronti delle violenze avvenute durante la manifestazione.
Per Piantedosi, isolare chi alimenta gli scontri deve rappresentare un impegno condiviso, indipendentemente dalle appartenenze politiche. In caso contrario, ha avvertito, i responsabili potrebbero convincersi di poter contare su forme di tolleranza o condivisione rispetto a comportamenti che il ministro ha definito di natura eversiva.


